Matteo Sturani | Pietre, piume e insetti

Tutto comincia con il Nabokov Tree Test: mi affaccio alla finestra, guardo fuori e vedo soltanto alberi, piante e fiori. Per non parlare degli insetti che ogni tanto mi ronzano intorno: per me sono solo fastidiose mosche & Co. Tutto si trasformerebbe, invece, in un universo variopinto e affascinante se solo qualcuno mi raccontasse le storie delle creature misteriose in mezzo alle quali vivo. Ecco a cosa serve il libro di Matteo Sturani, Pietre, piume e insetti (Einaudi, 2013): a svelare un universo sconosciuto.

Osservare la natura è un'arte? Forse si. Di certo richiede tempo, e molta dedizione. Occorre una guida esperta che ci permetta di distinguere alberi, rocce e animali, ma soprattutto che ci racconti le loro storie. (p.89)

Matteo Sturani, naturalista di terza generazione,

ha raccolto alcune tra le più belle pagine della letteratura mondiale in cui scienza e poesia parlano la stessa lingua.

Gli scrittori che fanno da guida in questo universo di piante e insetti sono tra i più grandi della letteratura: Calvino, Nabokov, Hemingway, Primo Levi, Sbarbaro, Meneghello, Thoreau e tanti altri ancora. All'improvviso mi guardo intorno e scopro un nuovo mondo. Vado a fare una passeggiata nello splendido bosco cileno di Neruda:

… sotto i vulcani, accanto ai ghiacciai, fra i grandi laghi, il fragrante, il silenzioso, lo scarmigliato bosco cileno… Affondo i piedi nel fogliame morto, un ramo che si spezza ha crepitato, i giganteschi raulì innalzano la loro increspata statura, un uccello della selva glaciale sfreccia, batte le ali, si posa fra l'ombra dei rami. E poi dal suo nascondiglio suona come un oboe… Mi entra dalle narici all'anima il profumo selvaggio dell'alloro, il profumo oscuro del  boldo… Il cipresso delle Guaitecas mi impedisce il passaggio… Un mondo verticale: una nazione di uccelli, una moltitudine di foglie…  (p.30)

Qui mi perdo, resto incantata dai copihue bianchi e rossi (i fiori del sangue e della neve) e dal coleottero del cohiue e della luma, un lampo vestito di arcobaleno. Sfoglio le pagine e, senza accorgemene, mi ritrovo nella Russia leggendaria dell'infanzia di Nabokov; in una mattina d'estate sono accanto a un bambino con i pantaloni alla zuava e il berretto alla marinara, e vado a caccia di farfalle:

Quando, seminati tutti gli insefuitori, io prendevo la strada rossa e accidentata che portava alla nostra casa di Vyra verso campi e foreste, mi sembrava che l'animazione e lo splendore del giorno fossero partecipi tutt'attorno a me. […] (p.23) 

[…] Attraverso gli odori della torbiera, coglievo il profumo sottile di ali di farfalla sulle mie dita, un profumo che varia a seconda delle specie: vaniglia, limone, muschio, o un 

odore dolciastro e stantio, quasi impossibile da definire. (p.29)

insettiLa passeggiata tra i boschi di Neruda e l'inseguimento delle farfalle di Nabokov mi lascia senza fiato. Mi riposo un po', in altri luoghi incantevoli ma più famigliari. Vado a sbirciare in un giardino simile a quello della mia infanzia che si riempie di vita nel racconto di CalvinoUn pomeriggio, Adamo. Qui trovo Libereso, il giardiniere con i capelli lunghi e le grosse mani marrone. E lui s'innamora di Maria-nunziata, la cameriera che ride sempre, con la faccia da bambina e le gambe magre. Giocano tra le piante del giardino; per conquistarla Libereso le offre tanti doni: rospi, Mesembrianthemum, ramarri, bisce, formiche, lumache bavose, un pesce rosso e infine cetonie:

Libereso schiuse  le mani e la lasciò guardare dentro. Aveva le mani piene di cetonie: cetonie di tutti i colori. Le più belle erano le verdi, po ce n'erano di rossicce e di nere, e una anche turchina. E ronzavano, scivolavano sulla corazza dell'altra e ruotavano le zampine in aria. Maria-nunziata si nascose le mani sotti il grembiule. (p.82)

Ma le storie di questo libro sono infinite e bellissime.  Diviso in sette parti nasconde, al centro, un piccolo segreto. La quarta parte, Paesaggi minimi, è dedicata alle tempere, ignote al grande pubblico, di Mario Sturani, artista e naturalista di fama. Il nonno di Matteo ritorna, nei ricordi del nipote, come una specie di mago e custode di segreti in un cassetto della scrivania:   

(…) una vera Wunderkammer: all'interno c'erano uno scatolino con la coda rumorosa di un serpente a sonagli, una pelle arrotolata di un biacco, dei minerali, una serie di ossa bianche levigate dall'acqua e finemente istoriate da mio nonno con disegni d'inchiostro neri e rossi, tubetti di tempera variamente schiacciati, boccette di chine colorate, piccoli taccuini dove con minuta e bellissima grafia si accumulavano tutta una serie di piccoli strumenti ottici di sua invenzione confezionati con lenti, sughero, latta e straterelli di cartone. (p.172)

Le tempere ritraggono animali colorati e svelano l'incanto che si cela dietro a una natura poco appariscente di 

un rivolo d'acqua sorgiva, un muretto a secco, la frutta che sta sul tavolo della cucina, la verduna di un piatto di minetrone. (p.72)

Dopo aver letto Pietre, piume e insetti mi affaccio alla finestra e vedo un mondo nuovo: giardini, boschi, steppe, infiniti campi e radure. Come nel racconto di Ernst Junger, Soggiorno in Dalmazia, il mondo intero è una stanza segreta di un castello incantato e dentro ci vivono fantastiche creature:

Alla vista dei calamari con i loro grandi occhi verde oro, mi venne da pensare che Huysmans, descrivendo il castello incantato e tardoromantico di Des Essentes, ha dimenticato una stanza: un cabinetto a forma di grotta, tutto rivestito di specchi verdi, in cui un esercito di pesci fantastici, di variopinto vetro soffiato, ondeggia sospeso a fili invisibili. (p.247)

 

Pietre, piume e insetti- L'arte di raccontare la natura a cura di Matteo Sturani (Einaudi, 2013)

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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