Merritt Tierce | Carne Viva

Nome. Marie.

Cognome. Young.

Segni particolari? Cameriera.

Se mi chiedessero di pensare alle cameriere statunitensi – io che nella terra di David Foster Wallace mai ci sono stato –, mi verrebbero in mente soltanto due cose. La prima è un’immagine, la seconda è lo spezzone di un film.

L’immagine è la fotografia di un gruppo di ragazze. La potete vedere anche voi, non dovete fare altro che digitare “hooters” su Google. Quelle che appariranno sulla vostra finestra di navigazione sono cloni delle fotografia che mi è venuta in mente; le ragazze non saranno le stesse che guardavo io ai tempi del liceo, ma la sostanza non è cambiata. Giovani ragazze dai seni prosperosi, strizzate in canottiere bianche e shorts arancioni, che sembrano sprizzare gioia da ogni poro. Deformato dalla procacità che tende le loro canotte, spicca il logo con gufo della catena di ristoranti statunitensi per cui lavorano, Hooters appunto. Una specie di McDonald’s, ma senza pagliacci e con le veline.        

Lo spezzone cinematografico è tratto da un film che riguardo sempre volentieri. Non mi stanco mai di ascoltare i dialoghi senza fine di Quentin Tarantino, in particolar modo quelli che si svolgono attorno al tavolo di un ristorante: Mia Wallace e Vincent Vega in Pulp Fiction, le ragazze di Grindhouse – A prova di morte e, ovviamente, la lunga chiacchierata che apre Le Iene. Durante quest’ultimo dialogo i protagonisti, dopo aver disquisito sul significato di Like A Virgin di Madonna, parlano di cameriere quando Steve Buscemi si rifiuta di pagare la dovuta mancia. Mr. Pink si sfrega le dita e dice: «Lo sai cos’è questo? È il più piccolo violino del mondo, e suona solo per le cameriere». 

Hooters & Tarantino formano probabilmente un’accoppiata pop da record, ma giuro che non mi veniva in mente altro pensando alle cameriere americane. Da adesso in avanti ricorderò soltanto Marie Young.

Perché ho letto Carne Viva, opera prima di Merritt Tierce. Si tratta della prima pubblicazione a figurare nell’elenco della nuova collana firmata SUR. La casa editrice romana ha puntato a nord e, dopo essersi dedicata alla narrativa sud-americana per anni, ha deciso di esplorare l’universo a stelle e strisce: è nata così BigSUR.

Love Me Back – questo il titolo originale del romanzo – è la storia di Marie Young, cameriera americana dalla vita devastata. Queste pagine non raccontano una vera e propria storia, più che altro dipingono un quadro disperato e sanguigno della vita di una ragazza alla quale il destino ha tolto il futuro donandole una figlia e mettendola così di fronte a un eterno presente fatto di sopravvivenza, clienti affamati da soddisfare e miseria. «Se hai qualcosa che ti fa star male, un rimorso o un dolore, mangiatelo, bevitelo, pippatelo, scopatelo, usalo, ciuccialo, ammazzalo», questa è la filosofia di Marie quando la vita la prende a sberle. E così la trama svapora, non resta da leggere altro che una lunga sequenza di amplessi con protagonisti decine di uomini i cui nomi si perdono pagina dopo pagina, man mano che i ristoranti cambiano e le ferite autoinflitte sul corpo della protagonista si fanno più profonde e numerose.   

In Carne Viva le cameriere non sorridono come quelle patinate e prosperose di Hooters e non sono affatto la categoria protetta di cui parla Steve Buscemi in Reservoir Dogs. Il romanzo di Merritt Tierce è aggressivo, serrato e affilato. Fa sanguinare, come il migliore Bret Easton Ellis. Se fosse una canzone, non potrebbe essere che l’adrenalina anarchica e nichilistica di No Future dei Sex Pistols.

«Se uno parte dalla premessa che negli Stati Uniti di oggi ci siano cose che ci rendono decisamente difficile essere veri esseri umani», sosteneva il sopracitato David Foster Wallace, «allora forse metà del compito della letteratura è spiegare da dove nasce questa difficoltà. Ma l’altra metà è mettere in scena il fatto che nonostante tutto siamo ancora esseri umani».

Forse per Merritt Tierce già non lo siamo più.

Merritt Tierce, Carne viva, SUR, 2015.

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

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