Mike Thomas | The Second City

Ci sono due modi per descrivere The Second City. O meglio, diciamo due immagini, o due scenette per farvi capire come Mike Thomas ha ricostruito la storia di uno dei teatri di improvvisazione più importanti della seconda metà del secolo scorso. Che detta così sembra una cosa noiosa, ma in realtà stiamo parlando del posto dove hanno iniziato Eugene Levy, John Belushi, Jim Belushi, Dan Aykroyd, Tina Fey, Alan Arkin, Joan Rivers (morta da poco), John Candy e tantissimi altri… tipo Bill fucking Murray, Steve Carrell, Stephen Colbert, l'inserviente di Scrubs e via dicendo.

Prima scenetta: la cena di classe. Ormai avete 25-30-40 anni e vi arriva un messaggio su facebook, o vi trovate iscritti in un gruppo di whatsapp con altre 20 persone… Cena del liceo, o robe simili. La prima idea è lo sconforto. Perché in un certo senso di quei 20 almeno una quindicina non li riconoscete, se ve li trovate davanti. Dei rimanenti 5, a 4 continuate a promettere che "ci sentiamo presto" e solo due, al massimo tre, sono le persone che ancora vi capita di contattare.

COVER FINALE SECOND CITYTutto sommato, decidete di andare alla cena, in fondo in quell'osteria si mangia bene eccetera eccetera e, a metà serata, vi rendete conto che, caspita, vi state diverentendo. Davvero? Davvero!  Eh sì, perché siete cresciuti tutti e 20 insieme, avete passato momenti difficili ma anche grosse risate… nemici comuni, gite insieme, prime sbronze.

Il libro The Second City è un po' così. Perché ognuno dei personaggi intervistati racconta è un po' reticente, all'inizio. Ma poi, almeno così mi sembra, si scopre come parte di un qualcosa di più grande e divertente.

Seconda scenetta (se così possiamo definirla): i documentari su un personaggio famoso ormai scomaparso. Così su due piedi me ne viene in mente uno su Jack Kerouac, ma forse l'ultimo che ho visto è Living in the material world, quello sulla vita di George Harrison. Avete presente, come sono fatti quei documentari, no? Ci sono filmati di repertorio, filmati inediti, fermi immagini con voci di sottofondo e poi, sprattutto, interviste esclusive (o meno) agli amici-partenti-familiari-conoscenti del personaggio di turno, invecchiati, che raccontano sketch della vita pubblica e privata dal loro punto di vista.

È un modo divertente per raccontare una storia senza che ci sia tutto il peso di sedersi e ascoltare una sola versione di quanto accaduto. Una specie di coro, in cui ogni voce è come una nota che insieme alle altre crea la sinfonia perfetta per pizzizare le corde della memoria.

Ok… ma il libro?

Allora, una volta la tv non era così come la conosciamo oggi. No, aspetta, l'ho presa da troppo lontano.

Avete presente quando nelle serie televisive americane, tipo 30 Rock, ma anche The Office, vedete che spesso gli attori sono anche gli autori e produttori del programma? Ecco, avete presente che spesso si invitano vicendevolmente come camei nei gli show gli uni degli altri? O ancora, avete presente il Saturday Night Live?

Ecco.. tutto questo non esisterebbe senza il Second City. Nel 1959, a Chicago, tre tizi che con la comicità e il teatro avevano qualcosa a che fare (ma non troppo), Bernard Sahlins, Paul Sills e Howard Alk, decidono di aprire un teatro e chiamarlo Second City… perché New York è la prima città, Chicago non può che essere la seconda. 14 anni dopo aprono anche una sede a Toronto, in Canada… come non bastasse, anno dopo anno continuano a macinare successi.

Ci sono raccontati un sacco di eventi divertenti. Ad esempio di quelle volta di uno, non ricordo chi, che andando a cercare John Belushi, si era ritrovato nel mezzo di una casa perquisita dalla polizia. Allora John, ammanettato con gli altri inquilini, ha detto "lasciatelo andare, anche lui fa parte del Second City". Oppure degli scherzi che si facevano prima e durante improvvisazioni. E sì, perché improvvisare non è uno scherzo, né tantomento un gioco da ragazzi, e capita spesso, soprattutto all'inizio, che le cose andassero molto male. Cioè: il pubblico non rideva.

Altre volte, come dicevo sopra, capita di leggere qualche rimpianto, qualche "forse non rifarei lo stesso" o "mi drogavo veramente troppo, tutti ci drogavamo veramente troppo, ma quando ti ricapita di finire a ballare nudo con il cast di Hair nella villa di Hugh Heffner?"… giusto per spiegarvi l'ambiente.

Su quel palco molte generazioni di comici americani si sono fatti le ossa. Hanno imparato come si fallisce. E come si prosegue. Una lettura consigliata a tutti quelli che amano la comicità e tutto quello che ci gravita attorno.

Mike Thomas, The Second City – la culla della comicità, Sagoma, 2014

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.