Colum McCann | TransAtlantic

Non ho mai avuto grande attitudine né, colpa mia, interesse per la storia. E TransAtlantic è un romanzo storico, ma io quando ho deciso di leggerlo non lo sapevo. L'avevo scelto perché selezionato nella longlist del Man Booker Prize 2013. È dalla longlist, composta da 13 titoli, che è stata poi selezionata la shortlist, dai cui titoli il 15 ottobre sarà scelto il vincitore di quello che viene considerato "l'Oscar della letteratura". La recensione in 140 caratteri su Twitter parlava delle vicende di tre generazioni di donne nel corso dei secoli attraverso i continenti e questo era il romanzo che mi aspettavo.

Ho aperto il libro e, per i primi capitoli, non vi ho trovato che uomini e tanta, tanta storia – che, come dicevo, non mi piace. La prima traversata dell'Atlantico in aereo. Uno schiavo liberato. Il raccolto di patate andato a male e la grande carestia in Irlanda. Il Good Friday Agreement, gli accordi del venerdì Santo. Nomi sconociuti: Douglass, Brown, Alcock, mischiati a nomi noti: Clinton, Blair, McGuinness. Mi sembrava di essere tornata al primo anno di università e di avere un esame imminente.

Mano a mano che mi avvicinavo alla metà del romanzo la situazione non cambiava. Storia. Fame, guerre, povertà, schiavitù, emigrazione. Quasi a metà libro mi sono trovata a riflettere se avesse senso andare avanti. Allora ho preso una decisione: fidarmi dell'autore e continuare a leggere.

Sono stata ripagata con l'entrata in scena delle donne di cui avevo letto su Twitter: lavoratrici, coraggiose, ribelli, orgogliose. Toste. Una ragazza partita dall'Irlanda, poi la storia di sua figlia e della figlia di sua figlia, fino alla bisnipote. La Storia le accarezza, le leviga, le colpisce, a volte molto forte. Loro, mai sul campo di battaglia, ma sempre in prossimità di esso, paiono avere un punto di vista privilegiato sugli eventi e i loro occhi, gli occhi delle donne, paiono diventare gli occhi della Storia.

Avvicinandomi alla fine del romanzo mi sentivo sempre più una lettrice soddisfatta: avevo deciso di fidarmi dell'autore e che piacere ho provato quando i nomi hanno iniziato a tornare e gli ingranaggi del racconto a innescarsi, quando ho iniziato a sentire nella mente i piccoli "click" di tanti piccoli tasselli che vanno a posto.

Immagino che un romanzo storico sia tanto più riuscito quanto più sa miscelare il generale al particolare e sfumare il confine tra la realtà e la finzione. Non quando ti chiedi: "Chissà se questo è realmente accaduto", ma quando smetti di chiedertelo. A fare tutto questo TansAtlantic ci riesce benissimo. "Romanzo storico" è un nome perfettamente bilanciato, due parole, sette lettere l'una: equilibrio perfetto. In TransAtlantic ho trovato questo equilibrio. È tanto storico, sì, ma altrettanto romanzo.

Cecilia Lazzaroni

Mi sono buttata sui libri quando ho capito che tanto, in matematica, non avevo speranze. Mi piacciono i tulipani, i gatti, la birra, la corsa, i capelli rossi, i film d'amore, la Scozia, il verde, il football americano, i viaggi in bicicletta e trovare delle lettere tra la posta.

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