Julian Barnes | Levels of life

Leggere questo libro è come andare in macchina con Julian Barnes. Naturalmente guida lui. Ha una guida omogenea, scala senza che tu ti accorga che sta cambiando marcia. Una guida rilassata, mentre impugna il volante con una mano sola ti racconta dei vecchi tempi.
Tu sei cullato dall’andatura regolare. Fuori una campagna familiare che ti ricorda tempi passati, fatta di strade conosciute. Sai bene dove state andando, ti fidi, e ti abbandoni alle storie che Julian ti racconta. Sembra di essere tornati indietro nel tempo.
Poi Julian all’improvviso svolta.
levels_of_lifeTu sei perplesso, ma Julian va avanti. Ti chiedi se stia percorrendo una scorciatoia o una strada alternativa per non passare sempre dai soliti posti. Magari tra un po’, come per magia, vi ritroverete sulla strada principale.
Non è però così: Julian Barnes voleva davvero imboccare questa via. 
Non capisci il perché di questo percorso, partire dalla campagna dorata, che quasi sembrava di sognare, per attraversare la periferia, fatta di villette a schiera, con quella sua aura di iperrealismo, per arrivare qua, nell’abbandono del suburbio.
Certo è che ora, venendo dalla campagna, il suburbio sembra ancora più alieno e ostile, la svolta improvvisa di Julian ancora più brusca.
E mentre il paesaggio attorno a te è strano e freddo, Julian ti racconta come ci si sente ad abitarci. Tu intanto da ore stai ripercorrendo la strada all’indietro con la mente per capire se ti è sfuggito qualcosa.
Anche alla fine del libro – e durante – si ripercorre la narrazione per cercare dei segni, delle ricorrenze, qualcosa che potesse farci capire che si sarebbe arrivati lì. Torna piano alla memoria qualche richiamo, qualche elemento ripetuto. 
La sensazione è però che la terza parte del romanzo si basti: in essa, tutto quello che normalmente non viene detto è scritto; tutto quello che in una conversazione civile, per educazione o per riserbo, non si evoca, è fissato sulla carta. Quella barriera che per educazione si rispetta, ma che ci fa sentire più soli nel dolore, è abbattuta e di essa non resta in piedi nemmeno una pietra. Strano che, a rompere il silenzio, sia stato proprio un riservato inglese, la cui cultura d’appartenenza, alla domanda “How are you?”, prevede una ed una sola risposta possibile: “I’m fine, thank you”. 

Julian Barnes, Levels of life, Random House UK, 2013

Cecilia Lazzaroni

Mi sono buttata sui libri quando ho capito che tanto, in matematica, non avevo speranze.
Mi piacciono i tulipani, i gatti, la birra, la corsa, i capelli rossi, i film d’amore, la Scozia, il verde, il football americano, i viaggi in bicicletta e trovare delle lettere tra la posta.

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