Sin | Zakhar Prilepin

Sin di Zakhar Prilepin è un tributo alla giovinezza. In otto racconti, non ordinati cronologicamente, non apparentemente collegati l’uno all’altro, il protagonista, Zakhar, sviscera le sue sensazioni di ragazzo in modo decisamente non convenzionale. Ora è il giovane padre di due bambini, ora si arruola ventenne per combattere la guerra cecena.

I had turned twenty-three: a strange age, when it’s so easy to die.

Prima, o dopo, cosa importa, lavora come buttafuori in un ambiguo locale, poi spia con occhi adolescenti i polpacci lisci delle cugine; Zakhar diventa poi impiegato in un’agenzia di pompe funebri, si ubriaca con amici, fa lo scrittore. Per un intero capitolo è innamorato, e sembra che non esista altra sensazione che quella.

My heart was absent, happiness is weightless, and its bearers are weightless. But the heart is heavy. I had no heart, she had no heart either, we were both heartless.

Si toccano momenti di liricità, senza mezze misure, uno degli ultimi capitoli è riempito a poesie. Della scrittura di Prilepin ho apprezzato: la semplicità delle metafore, l’indiscussa onestà dei contenuti, la limpidezza dei messaggi, la poca retorica, il trasporto. Del personaggio (autobiografico?) di Zakhar, invece, la sincerità, l’abbandono, la spontaneità, le gelide sbronze russe, l’animo violento e il vacillare dentro e fuori un’inquieta felicità, spesso ritrovata nelle piccole cose: l’appetito di una ragazza, una bottiglia di vodka, un cucciolo di cane che divora uno yogurt.

Ogni stato è precario, che sia di rabbia o di amore. In Sin coabitano una nervosa ricerca della felicità, pause di ristoro e di amore, e il riconoscimento della morte, della solitudine e delle sensazioni più bieche dell’anima. Sin ha avuto un successone in Russia, ha venduto molto e ha vinto numerosi premi tra i quali Super Natsbest e il National Bestseller Prize. Non so perché, ma spesso associo erroneamente l’idea di bestseller con quella di libruncolo senza spessore. Dovrò ricredermi ancora una volta. Mi spiace non poter apprezzare appieno lo stile, per via della lingua (e grazie mille alla Glagoslav Publications per averlo pubblicato in inglese, speriamo qualche coraggioso editore italiano colga la sfida), e forse nemmeno troppo il contesto. Ma il messaggio scavalca questo e quello e raggiunge il lettore.

I racconti (e le poesie) appaiono legati dal tema del peccato (Sin) che traspare solo lievemente ed  ispira, però, il lettore a lasciarsi trasportare da una rigenerante confusione. Come afferma lo stesso Prilepin in un'intervista pubblicata sul St Petersburg Time, il libro spiega come.

Indulge in happiness while not sacrificing one’s soul and drowning in sin.

Emma Piazza

Vivo a Londra, lavoro in editoria, studio portoghese brasiliano e non vedo mai il sole. Però ingrasso.

3 Commenti
  1. E semmai qualche editore italiano se la sentisse di prenderlo in considerazione, leggerlo sarebbe una buona occasione.

    Un saluto,
    Antonio Coda

  2. concordo con Antonio Coda, faremo prima ad imparare l’inglese (o il russo) o ad aspettare una traduzione in italiano?

  3. Il coraggioso editore esiste e si chiama Voland. Il libro è appena uscito tradotto in italiano (dal titolo “Il Peccato”) ed è stato recensito su Donna di Repubblica proprio ieri!