Alan Sepinwall | The Revolution Was Televised

La storia che racconta Alan Sepinwall, critico televisivo d'oltreoceano (con un seguitissimo blog), somiglia a quella del suo libro. Racconta una rivoluzione che è riuscita nonostante – e forse proprio perché – nessuno ci sperava.

Se Sepinwall si fosse confrontato o meno con le case editrici, non è dato sapere. Fatto sta che The Revolution Was Televised lui se l'è autopubblicato. È uscito su Kindle lo scorso novembre, ma non è il frutto di una selvaggia e adolescenziale operazione di vanity-publishing. È self-publishing, o meglio, il self-publishing come dovrebbe essere. Dietro a questo libro (poi stampato anche in versione cartacea) ci sono un editor, un redattore e un agente letterario (citati dallo stesso Sepinwall nei ringraziamenti) – e, si presume, molti altri tecnici. Non solo. Il saggio si è guadagnato una recensione della temibile Michiko Kakutani.

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Questa storia comincia alla fine degli anni Novanta, quando la TV via cavo sembrava avviarsi sul viale del tramonto e i giovani autori vi facevano la gavetta nella speranza di fare poi il salto nel grande schermo. L'arte e la libertà erano al cinema, ed era impensabile che fosse altrimenti, per quanto alcune serie tv (ad esempio, Friends) avessero dimostrato un discreto margine di qualità. I grandi registi scappavano a Hollywood. Ma fu proprio allora che la TV via cavo diede vita alle serie come le conosciamo ora. Nel tentativo di sopravvivere, con uno spirito riassumibile in un piratesco “o la va o la spacca”, provarono, con pochi soldi, a fare qualcosa di nuovo. Non avevano niente da perdere, economicamente parlando, e non avevano neanche la schiavitù dei ratings legati alla pubblicità (Tutt'ora HBO non la trasmette).

E poi ci fu la rivoluzione. Slang, parolacce, scene di violenza, antieroi che non si redimono, attori sconosciuti, trame complesse che i grandi network avrebbero considerato “inseguibili” apparvero in TV. Show come Oz o I Soprano, spiega Sepinwall, vedevano la luce perché si pensava non potessero arrivare al dodicesimo episodio. Invece stabilirono il nuovo canone letterario della televisione. E parlare di letteratura non è esagerato, basti pensare che The Wire è stato concepito per essere il Grande romanzo americano. Costringendo persino il cinema (e forse anche i libri) a ripensarsi. Negli Usa molti si accorsero subito che qualcosa stava cambiando. Recensioni di telefilm apparvero nella pagina letteraria, anziché in quella della critica televisiva, Battlestar Galactica venne presentata come un'opera che solo incidentalmente rientrava nel genere della fantascienza, attori del cinema vollero misurarsi con la TV (Glenn Close in Damages).

Dodici capitoli, ciascuno dedicato a una serie televisiva che secondo Sepinwall ha segnato la strada per la rivoluzione, una rivoluzione firmata sostanzialmente HBO, con Sex and the City e I Soprano come apripista (tra le serie analizzate, ci sono, tra le altre, anche Oz, The Wire, Lost, Battlestar Galactica, Mad Men e Breaking Bad). E partendo dal particolare, Sepinwall ricostruisce un fenomeno iniziato ormai più di dieci anni fa, all'interno del quale è già possibile individuare dei classici e un percorso evolutivo (che comincia negli anni '50, perché la rivoluzione non è certo nata dal nulla). Tutto questo insieme a documenti, stralci di interviste e curiosità (ad esempio, lo sapevate che il soggetto di Mad Men era già pronto nel 1999?).

Una storia americana, quella di Sepinwall, senza dubbio. In Italia molte delle serie tv celebrate in questo saggio sono arrivate più tardi (con Sky) o sono diventate cult grazie allo streaming e al download pirata (il posizionamento nella TV generalista italiana non sempre raggiungeva il target giovanile a cui erano destinate) e spesso col contributo di sottotitolatori volontari (a volte molto bravi, se si pensa ai sottotitoli italiani di Homeland). E mentre oggi network come MTV Italia si sforzano di tenere il passo con gli Usa (gli episodi di Girls vengono doppiati solo un mese dopo l'uscita in America), riuscirà l'editoria italiana – alle prese con quella che può considerarsi una crisi simile a quella della cable TV di allora – ad accorgersi di questo libro?

Un paio di citazioni che valgono anche per l'industria libraria:

It [Twin Peaks] showed that strangeness didn't have to be a barrier for entry; if you told your story well enough and put interesting enough characters inside that strangeness, you could do very well with an audience.

TV started out strong and became incredible mediocre for years, because of the networks and the desire to appeal to a mass audience and offend nobody.

Alan Sepinwall, The Revolution Was Televised: The Cops, Crooks, Slingers and Slayers Who Changed TV Drama Forever, What's Alan Watching?, 2012

Francesca Mastruzzo

Non vive a Milano, non lavora nell’editoria, non sposerebbe il Signor Bonaventura, i suoi eroi non sono Anton Cechov e Sailor Moon, non ha un Tumblr.

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