Yan Lianke | Lenin’s Kisses

Una bufera di neve fuori stagione devasta il raccolto e minaccia di distruggere l’intera economia di Liven, minuscolo paesino sperduto tra le montagne di Balou (Cina), fondato e popolato solo da persone disabili. Liu Yingque, un ufficiale locale con tendenze al dispotismo e attitudini al comando, trova la soluzione per far levitare le finanze del paese: trasferire la salma di Lenin (che i russi non si possono più permettere) ed esibirla in un mausoleo come attrazione per il turismo mondiale. Ora Liven necessita solo un milione per far recapitare il corpo deteriorato di Lenin dalla Russia alla Cina. La soluzione sarà organizzare una parata dove si esibisce tutta la popolazione disabile di Liven, poliomielitici, sordi, amputati, ciechi e così via. Così sfilano la bionda ragazza cieca che riesce a sentire cadere una piuma, il ragazzo con una gamba sola che salta incredibili distanze, ecc. in un’esibizione che, tra l’ironico e il poetico, tende al grottesco.

La storia di Liven precedente a questi fatti è raccontata tramite note a fine pagina, suggerimenti di letture ed etichette, che hanno la funzione di capitoli, contrassegnati però solo da alcuni numeri, ad indicare la stretta relazione che lega la Cina alla censura. Perché Yan Lianke, nonostante abbia ricevuto alcuni dei più importanti riconoscimenti per le sue opere, è uno di quegli intellettuali osannato in tutto il mondo a dover combattere contro la censura nel suo stesso paese. In Italia sono già stati tradotti e pubblicati Servire il popolo (Einaidi 2006) e Il sogno del villaggio Ding (Nottetempo 2011).

Il procedere a volte poco fluido della trama e la sua scrittura un po’ verbosa, può dare l’impressione che Lenin’s Kisses sia stato scritto velocemente, di colpo, ma questo modo irruento, e talvolta volgare, di esprimersi, descrive il disagio di una Cina contemporanea dura e crudele con la quale l'autore si confronta. 

Il tratto più evidente di Lenin's Kisses è l'ironia, la satira. Fu propio Yan Lianke che l'anno scorso, su una colonna del New York Times, parlando del suo ultimo libro bandito, esorterà gli scrittore cinesi a confrontarsi con la censura tramite l'arte, non la politica. Con l'arte, infatti, Yan Lianke cancella, nei paesaggi inversomili e nei personaggi trasformati di Lenin's Kisses, la sottile linea che divide comunismo e capilatismo, in un bizzarro romanzo nel quale, sotto le stravaganze, si legge a chiare lettere la storia e l'attualità. 

 Yan Lianke, Lenin's Kisses, Grove Press (2012)

Emma Piazza

Vivo a Londra, lavoro in editoria, studio portoghese brasiliano e non vedo mai il sole. Però ingrasso.

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