Murakami Haruki |L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi pellegrinaggi

Leggere L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio (Einaudi, 2014), l'ultimo romanzo di Murakami Haruki, è  un'esperienza quasi onirica che però ti lascia sensazioni reali.

Prima di cominciare la lettura (e vi suggerisco di farlo subito) procuratevi la musica struggente che fa da sottofondo al viaggio di Tazaki Tsukuru. Il brano si chiama Le mal du pays di Franz Liszt. Scegliete l'interpretazione di Alfred Brendel nella raccolta Anni di pellegrinaggio, prima suite Première année: Suisse.

Ascoltando queste note ho avuto l'impressione che Murakami volesse toccarmi le corde del cuore. E così è stato. Le mal du pays è  un sentimento intraducibile che, una volta evocato, non mi ha più abbandonato neanche dopo aver finito di leggere il romanzo:

Grosso modo significa "nostalgia di casa", o "malinconia", ma se vuoi una definizione più precisa potrebbe essere "la tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini". Farne una traduzione esatta è difficile. (p.47)

L’incolore tazaki tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggioEcco un po' di trama. Ma come sempre i romanzi di Murakami non si possono raccontare. Tazaki Tsukuru è un uomo di trentasei anni. Vive a Tokyo e la sua vita banale e ordinaria viene improvvisamente scossa da una inspiegabile nostalgia. Per ragioni a lui sconosciute, non vede più i quattro amici di liceo con i quali, tra i sedici e i vent'anni, ha vissuto la più pura delle amicizie. Tazaki Tsukuru ora costruisce stazioni ferroviare e grazie a lui le persone si incontrano, si separano, si muovono avanti e indietro nel cuore di Tokyo.

– Mi chiamo Tazaki Tsukuru.

– Tsukuru come il verbo che significa fabbricare?

– Si, esatto.  (p.193)

La sua vita è ferma su un binario morto. A volte ho pensato che non fosse un personaggio in carne ed ossa. Sembra un fantasma, un essere venuto da un altro mondo. Molti anni prima, durante il secondo anno di università, viene  inspiegabilmente scacciato dal gruppo degli amici e Tazaki Tsukuru muore dentro. I quattro amici sono: Shiro, bellissima e fragile pianista; Kuro, forte e generosa; Ao, il giocatore di rugby che mangia per quattro; infine Aka, il brillante rampollo di un professore ordinario. C'è qualcosa che li unisce, oltre all'amicizia: nei loro cognomi c'è un colore: akai, aoi, shiroi e kuroi  ovvero  "rosso", "blu", "bianco" e "nero". Solo Tazaki Tsukuru non ha un colore, non ha una passione, non ha una vita. A lui piace soltantanto costruire e guardare le stazioni:

A Tazaki Tsukuru piaceva guardare la stazione JR di Shinjuku. Ogni volta che ci andava, comprava al distributore automatico un biglietto di accesso e saliva di solito al binario 9 o 10. Era lì che arrivavano i treni rapidi della linea Chuo. Treni a lunga percorrenza, diretti a Matsumoto e a Kofu. (…) Andava a vedere le stazioni come gli altri vannoai concerti o al cinema,  a ballare, allo stadio, o a guardare le vetrine. (…) Poteva passare giornate intere in quel modo. (p.247)

A volte questo romanzo sembra un vecchio sogno che abbiamo dimenticato di aver fatto. Forse perché la ferita di Tazaki Tzukuru ce l'abbiamo tutti da qualche parte, e non si rimargina. 

È possibile che una ferita si sia rimarginata solo in superficie. (…) Sotto la cicatrice può darsi che la ferita sanguini ancora. Questo dubbio non ti ha mai sfiorato? (p.76)

Lasciatemi dire ancora una cosa che ho amato di questo romanzo: il cibo. Ogni tanto i personaggi mangiano: bento, miso, mugicha e tante cose che fanno venire l'acquolina in bocca a una come me che ha sempre fame. Anche quando legge.  

Murakami Haruki, L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio (Einaudi, 2014)

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Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.”
C. Hitchens

2 Commenti
  1. Mi scuso per il ritardo, ma sono indietro con la Newsletter di Finzioni. Dovrò trovare un sistema alternativo.
    “A volte questo romanzo sembra un vecchio sogno che abbiamo dimenticato di aver fatto. Forse perché la ferita di Tazaki Tzukuru ce l’abbiamo tutti da qualche parte, e non si rimargina.”
    Direi che questa frase riassume il senso della musica proposta e della sensazione che lascia il romanzo. Io sono stato un po’ scosso dal testo. È stato emozionante. Non mi trovo quindi d’accordo con chi altrove lo ritenga solo un’opera prevista da contratto da consegnare all’editore.