Murakami Haruki | Uomini senza donne

A giugno mi è capitato di leggere un articolo in cui Murakami Haruki dice di aver scritto i suoi primi racconti  sopra un tavolo della cucina (The Birth of my Kitchen Table Fiction). Lo scrittore spiega che non aveva altre stanze dove scrivere, era senza soldi e lavorava fino a notte fonda in un jazz bar; eppure credeva che qualcosa di straordinario sarebbe accaduto se, tutte le notti, avesse lasciato entrare i suoi fantasmi nella piccola cucina.  

Per questo, ogni volta che penso a un suo libro, lo immagino intento a scrivere fino all’alba nel silenzio della piccola e scomoda cucina. E immagino un fantasma seduto accanto a lui che gli chiede di esistere.

Queste visioni sono tornate in mente leggendo Uomini senza donne (Einaudi, 2015), la nuova raccolta di racconti del mio eroe della corsa e della scrittura. Altre stanze, oltre alla piccola cucina solitaria, si sono aperte nelle misteriose sette storie. Per darvi un'idea di quello che intendo pensate ai quadri di Edward Hopper.

Il poeta Mark Strand definisce i luoghi rappresentati nei quadri di Hopper “tristi rifugi del desiderio”. Vale la pena leggere questa sua pagina illuminante per poter capire cosa hanno in comune le misteriose stanze di Hopper e quelle dei racconti di Murakami:

murk

Nei quadri di Hopper possiamo guardare le scene più familiari e sentire che sono essenzialmente remote, addirittura sconosciute. I personaggi guardano nel vuoto. Paiono essere altrove, persi in una segretezza che i dipinti non possono svelare e che noi possiamo solo cercare di indovinare. È come se fossimo spettatori di un evento cui non siamo in grado di dare un nome. Sentiamo la presenza di ciò che è nascosto, di ciò che senza dubbio esiste ma non viene rivelato. Formalizzando l’intimità, fornendole uno spazio in cui può venire osservata senza essere violata, il potere di Hopper viene esercitato nei nostri confronti con estremo tatto. Congiungiamo la reticenza dei suoi dipinti con la nostra, e la nostra simpatia aumenta. Le stanze di Hopper diventano tristi rifugi del desiderio. Vogliamo saperne di più di ciò che accade al loro interno ma, ovviamente, non è possibile. Il silenzio che accompagna il nostro guardare sembra accrescersi. Ci turba. Vogliamo andare oltre. E qualcosa ci spinge a farlo, nell’attimo stesso in cui qualcos’altro ci costringe a restare fermi. Ci pesa addosso come solitudine. La distanza tra noi e ogni altra cosa cresce.

Mark Strand, Edward Hopper. Un poeta legge un pittore,  – Donzelli 2003

Così, per me, i racconti  Uomini senza donne si rivelano "tristi rifugi del desiderio" abitati da personaggi commoventi e indimenticabili. Se siete attratti anche voi dalla luce sul fondo di stanze buie, dal silenzio degli oggetti abbandonati nelle case vuote, allora entrate in questi  sette "quadri". Ne verrete attratti misteriosamente, ne sentirete il peso e il  vuoto incolmabile. I protagonisti sono soli, accanto ai loro fantasmi, come Murakami accanto ai suoi personaggi.

Decidete con calma se entrare nelle vite degli Uomini senza donne. Io sono andata un po' oltre e ho associato un quadro di Hopper ad ogni racconto. Se vi piacciono i suoi quadri provate anche voi. Intanto vi lascio a vagare  in una stanza del libro, quella in cui aleggia la splendida solitudine di Summer Interior  (Edward Hopper -1909 immagine in evidenza). 

Erano le undici del mattino. Come la prima volta, prese la chiave sotto lo zerbino davanti all'ingresso e entrò. Salì direttamente al primo piano. Trovò la camera di lui in ordine perfetto, il letto rifatto con cura. Tanto per cominciare, prese in mano una lunga matita già usata e la mise con devozione nel proprio portapenne. Poi, con molta titubanza, si sdraiò sul letto. Tirò giù bene l'orlo della gonna, incrociò le mani sul petto e guardò il soffitto. Era lì che lui dormiva ogni notte. A quel pensiero il cuore le si mise a battere all'impazzata, in affanno…. Si rassegnò ad alzarsi, stirò bene con le mani il copriletto, poi si sedette sul pavimento, come la volta precedente. Alzò lo sguardo al soffitto. Era troppo presto per sdraiarsi sul suo letto. Era un'emozione troppo forte.

p. 128

 

Murakami Haruki, Uomini senza donne, Einaudi, 2015 

 

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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