Neil Gaiman | Cose fragili

Era una casetta per bambini, costruita forse quarant’anni prima. […]
Sulla porta era appeso un battente di metallo. Era dipinto di rosso e aveva la forma di un diavoletto, una specie di folletto o demonietto che sogghignava, con le gambe incrociate, e appeso per le braccia alla cerniera. Aspettate… come potrei descriverlo meglio? Non era buono, no. Tanto per cominciare, l’espressione che aveva. Mi chiesi che razza di persona potesse appendere una cosa del genere a una casetta per bambini.
Mi fece paura, lì in quello spiazzo erboso, mentre le ombre del crepuscolo iniziavano a addensarsi tra gli alberi. Mi allontanai dalla casa, a una distanza di sicurezza, e gli altri mi seguirono.
«Adesso io devo tornare a casa» dissi.
Era stata una frase infelice. Tutti e tre si misero a ridere e mi presero in giro, dicendo che ero patetico, ero proprio un bambinetto.
Loro non avevano paura della casa, dissero.
«Ti sfido» disse Jamie. «Ti sfido a bussare alla porta».

Da quando mi sono trasferita a Milano ho scoperto il piacere di leggere sui mezzi pubblici. Perlopiù in tram.
E quando inizi a leggere a Milano, sui mezzi pubblici, perlopiù in tram, capisci improvvisamente tre cose:
1. l’importanza di un buon libro per ignorare i costanti ritardi di Atm;
2. l’importanza di un buon libro per estraniarti dalla calca provocata dai costanti ritardi di Atm;
3. l’importanza di possedere un buon lettore e-book per giostrarti in mezzo alla calca provocata dai costanti ritardi di Atm;
Ecco. Cose Fragili è un buon libro. Uno di quei libri che ti fa scordare di scendere alla tua fermata.

È una raccolta di trentuno storie, tra racconti e poesie, frutto della geniale penna di Neil Gaiman. Pubblicata in inglese nel 2006, è giunta in Italia solo quest’anno, per mano di Mondadori.

Premessa: per quanto Neil Gaiman sia un po’ come la musica lirica (o lo si ama o lo si odia, niente vie di mezzo) e per quanto ci abbia abituati nel corso degli anni, tra fumetti, romanzi e sceneggiature, a opere che più o meno ogni amante del fantasy considera imperdibili (due fra tutte Sandman e American Gods, ma bisognerebbe citare anche la meno conosciuta Nessun dove), Cose fragili non è un capolavoro. Non è il suo capolavoro, quantomeno.

È una raccolta godibile, ben scritta, a tratti in grado di richiamare le atmosfere dei Racconti del terrore di E.A. Poe. È una lettura ideale per staccare la spina dopo una giornata di lavoro o di studio o per pensare ad altro mentre, sul tram, vi schiacciano i piedi a causa della calca.
Ma non è un capolavoro.
Ciò detto, è un’opera che un appassionato di Gaiman e, in genere, di racconti horror e/o urban fantasy non può lasciarsi sfuggire.

cosefragiliCi si trova un po’ di tutto e, con pochissime eccezioni, ciascun racconto riesce a tenere il lettore col fiato sospeso fino alle ultime righe. Esperimenti narrativi, racconto nel racconto e storie abbandonate sul più bello col risultato che il fedele lettore si sente da una parte irrimediabilmente rapito e dall’altra un po’ tradito. E no, non è una critica: davvero ci si trova, ormai senza fiato, a maledire Gaiman con dolcissime parole perché, per quanto si avverta la necessità di sapere come va a finire, nel profondo si comprende che va bene così. Che non può che andarci bene così. Perché è proprio quel così a rendere il tutto perfetto e unico.

La raccolta prende il via con Uno studio in smeraldo (vincitore del Premio Hugo in qualità di miglior racconto) in cui il mondo di Sherlock Holmes si scontra e si fonde con quello di Lovecraft.
E Lovecraft non è certo l’unico grande autore chiamato in causa da Gaiman, basti pensare a Il problema di Susan, la cui protagonista altri non è se non la Susan delle Cronache di Narnia (occhio agli spoiler se non avete finito di leggere l'opera di C.S. Lewis).
Troviamo poi, in una rapida carrellata dei migliori: Arlecchino a San Valentino, storia macabra e surreale. Chi nutre e chi mangia, altro racconto ai limiti dell’horror. Spose proibite degli schiavi senza volto nella casa segreta la notte del desiderio e del terrore, esercizio di stile imperdibile e dal titolo lunghissimo (nonché, detto tra noi, mio racconto preferito). Presiede Ottobre, in cui i mesi dell’anno ci raccontano storie più o meno interessanti. Caffè amaro, uno scambio di persona con tanto di zombie. Orario di chiusura, tra storie di demoni e fantasmi. E i fantasmi tornano anche ne Il sentiero dei ricordi, delizioso racconto che riprende il tema del ben noto romanzo per ragazzi Il figlio del cimitero, anche questo valso a Gaiman il Premio Hugo.

Infine, chiude la raccolta il grande e attesissimo ritorno di Shadow, protagonista di American Gods e, per l’occasione, de Il sovrano del Glen.

Per amor di completezza, urge precisare che tre dei racconti di Cose fragili sono già stati pubblicati sempre da Mondadori nel 2007 in Il cimitero senza lapidi e altre storie nere, vale a dire: L'uccello del sole, Come parlare con le ragazze alle feste e Presiede Ottobre.

Concludendo: Cose fragili è un’opera che si sviluppa sul filo conduttore della precarietà della vita. Un’opera dedicata, per stessa ammissione dell’autore, alle persone, ai sogni e ai cuori che si rompono così facilmente.

Un’opera, in definitiva, da non leggere per conoscere Neil Gaiman. Ma che non può mancare sugli scaffali dell’appassionato che vuole conoscerlo meglio.

Neil Gaiman, Cose fragili, Mondadori, 2014

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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