Nel tempo di mezzo, Marcello Fois

 

All’inizio è solo mare, lì sul piroscafo che lo sta portando in quella che gli hanno detto essere la sua terra, la Sardegna. Gli hanno detto che su quell’isola ha dei parenti e gli hanno detto che deve andare a Nuoro. È il 1943, anno disgraziato, c’è la guerra, c’è fame e come se non bastasse c’è la malaria. Vincenzo Chironi sbarca in Sardegna e dal mare passa alla campagna spugnosa e alle rocce, mirti e cardi tra gli squarci lasciati dalle bombe.

Vincenzo cammina e pensa, pensa alla sua vita fino a quel momento, in istituto orfano tra gli orfani; finchè spunta una carta, un documento, non è solo al mondo, ha una famiglia, ma, ci metterà quindici anni per decidersi a partire, a cercare chi non sa neppure della sua esistenza.

Quando arriva a Nuoro è facile per lui trovare i Chironi, li conoscono tutti, è famiglia ricca ma sfortunata. La sventura si è abbattuta sulla casa di Michele Angelo Chironi, nonno di Vincenzo, nella sua forma più dolorosa, la morte: di figli, mogli, generi, nipoti, sono rimasti solo lui e sua figlia Marianna che parla con loro, con i defunti, che gli annunciano sempre e solo altre disgrazie, altre perdite.

Così, quando Vincenzo bussa alla casa dei Chironi appare come un fantasma, in primo luogo perché assomiglia tutto a suo a padre e in secondo luogo perché nessuno più in quella casa ha mai pensato di poter ricominciare.

E invece si ricomincia, l’arrivo di Vincenzo è un inizio, a nonno e zia quella benedizione non sembra vera e attendono sempre che da un momento all’altro tutto finisca, il dolore ritorni.

Il tempo di mezzo è proprio quello tra l’arrivo di Vincenzo e quello che da adesso in poi non posso dirvi. È il tempo dell’attesa, è il tempo di chi sa che la propria storia non può cambiare, è il tempo che serve a rassegnarsi ancora una volta, a non illudersi.

La scrittura è rocciosa e selvatica, i dialoghi sono essenziali, è detto solo ciò che serve, perché in quell’isola, in quel momento storico, si risparmiano anche le parole. L’amore passa dagli occhi, dalle mani, il disappunto dal silenzio, il consenso da un gesto del capo, il dolore dalle lacrime e dall’uscio lasciato sempre aperto. A che servono troppe parole, ai Chironi non servono.

Nel tempo di mezzo, Marcello Fois, Einaudi editori, 2012. Finalista premio Strega

Laura Caponetti

intervisto personaggi che non esistono, guardo serie tv in tutte le lingue pur conoscendone solo due, sana di mente? forse!

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