Pamela Moore | Cioccolata a colazione

«A Courtney. Che possa sempre alzarsi tardi e trovare un cocktail ad aspettarla.»

Leggere Cioccolata a colazione di Pamela Moore significa ritrovarsi nell'America dei mitici Roaring Twenties, e per una come me abbastanza fissata con età del jazz, generazioni perdute e New York da bere è stato un po' come ricevere l'invito per le nozze dei Fitzgerald. 

cioccolata-a-colazioneIl libro, infatti, è (quasi) tutto un susseguirsi di feste esclusive, cocktail a ogni ora, sesso disinvolto, dialoghi sui massimi sistemi e alienazione adolescenziale; sì, perché la protagonista Courtney e la sua migliore amica Janet sono due liceali più o meno di buona famiglia tutte tese a vivere «come un personaggio di Fitzgerald,» cosa che alla fine degli anni Cinquanta (il romanzo uscì nel '56) destò non poco scandalo. Basti pensare che Alberto Mondadori, che lo pubblicò in Italia nel 1957 con tanto di fascetta «il libro di una ragazza, ma non per le ragazze finì addirittura in tribunale (non che fosse una novità per lui, sia chiaro) e venne assolto solo il 26 ottobre 1964, quattro mesi dopo il suicidio dell'autrice appena ventiseienne e ormai lontana dal successo di Cioccolata a colazione, suo romanzo d'esordio dalla forte componente autobiografica. E ora la casa editrice di Segrate propone una nuova edizione nella bella traduzione di una certa Francesca Mastruzzo

Viaggio nel tempo, dicevo, ma anche nello spazio, e più nello specifico nei luoghi più cool d'America. Si parte da una prep school femminile super esclusiva del Connecticut (dove Courtney ha una quasi relazione con una professoressa, signora mia, il fascino del mentore, si sa come vanno queste cose, siamo donne di mondo), atmosfera molto Mona Lisa Smile going Gilmore Girls, ed è tutto molto bello. Poi a un certo punto la nostra eroina si stufa e si trasferisce a Hollywood dalla madre, una Norma Desmond minore troppo impegnata a risollevare le sorti della propria carriera per occuparsi della figlia, che infatti finirà presto tra le lenzuola di un gigolò bisessuale. Uno dei pochi gesti di responsabilità da parte sua è quello di iscrivere Courtney all'esclusivo West Beverly High, sì, avete capito bene, il liceo di Brandon e Brenda; la ragazza non apprezza, ma poco importa: arriverà la nemesi (dopo circa settant'anni) e avrà gli occhi di Andrea Zuckerman. Poi finalmente viene la volta di New York, e qui è tutta una festa mobile nell'Upper East Side con studenti di Yale e Harvard. La vita che tutti abbiamo sognato almeno per un quarto d'ora, in poche parole. 

Molto fighismo anche da parte della protagonista, folle e tormentata al punto giusto e non schiantata totale come l'amica Janet; non è un caso che dopo la pubblicazione del libro ci fu un aumento esponenziale di bambine cui veniva dato il nome Courtney, la più famosa delle quali fa Love di cognome

Insomma, se è vero che in un libro uno ci vede un po' quello che vuole, a me Cioccolata a colazione ha permesso di assaporare per l'ennesima volta l'atmosfera di un'epoca a me molto cara e di dare libero sfogo alla mia passione per l'aneddotica e i paragoni improbabili (non so se si era capito). Manca solo Woody Allen che ci fa un film con Colin Firth nella parte del padre alcolizzato di Janet e abbiamo fatto tombola. 

Pamela Moore, Cioccolata a colazione, Mondadori, 2014. 

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l’aria

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