Paolo Di Paolo | Mandami tanta vita

Tempo di Strega! Ecco l'ultima puntata! Finzioni vi racconta i cinque romanzi finalisti. Così arriviamo tutti preparati!

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Ero sospettoso nei confronti di Mandami tanta vita, così come sono sospettoso di tutti i libri candidati al Premio Strega. Non c'è un motivo preciso.

 

Ci sono persone che a pelle ti stanno antipatiche, proprio non riesci a fartele andare a genio, ma non sai bene il perché. Allo stesso modo ci sono libri che all'inizio proprio non ti piacciono; la scrittura ti respinge, la storia non ti cattura, ma poi, man mano che avanzi con la lettura qualcosa cambia, una spira ti avvolge e ti trascina all'interno delle pagine. A quel punto sei fregato, non puoi più farne a meno. Spesso capita anche con certi alcuni album musicali: cominci ad ascoltarli e dici «Bah, niente di che», poi ci riprovi una, due volte e man mano che il cd gira ti trascina in un vortice. Va a finire che diventa uno dei tuoi cd preferiti di sempre.

 

Questo è il caso di Mandami tanta vita, il romanzo di Paolo Di Paolo candidato allo Strega per Feltrinelli, solo che le volute sono quelle più ampie e ariose di un grammofono e come tale ti riportano ad un ormai tempo andato. L'autore lo dichiara esplicitamente: «Era il tempo delle lettere». Dove stiamo andando non ci sono telefonini, sms e messaggi su Whatsapp. Non c'è neanche la vita, come la conosciamo noi. È il febbraio 1926, ultimi giorni di Piero Gobetti. Sono i giorni di Moraldo, che nei confronti giovane intellettuale trova proprio quel tipo di antipatia a pelle provocata dai compagni di scuola più fighi e corteggiati. Poi l'antipatia diventa invidia e infine ammirazione, per quello vorremmo essere ma non saremo mai.

 

mtvOgni singolo paragrafo di questo libro, per quel che dice e per come lo dice, è come un frattale, una sineddoche, la parte per il tutto. E il tutto di questo romanzo è la gioventù che brucia di passione (passione amorosa, etica, politica) e il tempo che scorre. Non è un caso che in esergo ci sia un verso di Dylan Thomas da Twenty-four Years, «Io vado avanti quanto dura il sempre».

Immaginate questa frase applicata ad un grammofono e ai microsolchi di un disco in vinile.

Immaginate due vite e due solchi, uno di fianco all'altro.

 

Io mi immagino Mandami tanta vita proprio come il suono e il funzionamento di un grammofono. Non mi serve nient'altro. Non mi frega niente di quello che c'è scritto, non mi frega niente di quello che succede a Moraldo o a Piero. Mi interessa solo che questo libro sia scritto così, e che in virtù di questa scrittura mi faccia immaginare ciò che m'immagino e sentire come mi sento: sospeso, come in una vecchia cartolina virata in seppia, come in ammollo in un calamaio, come sui microsolchi di un disco in vinile.

 

Se la forza / che guida il disco di già inciso fosse / un'altra, certo il tuo destino al mio / congiunto mostrerebbe un solco solo.

(Eugenio Montale, Iride, in La bufera e altro)

 

Del resto l'ipotesi che il passato contenga già il suo futuro sarebbe dimostrabile solo se si accedesse all'idea che la vita è un nastro o un disco già registrato una volta per tutte.

(Eugenio Montale, L'uomo nel microsolco, in Auto da fè)

 

Immaginate quanti solchi possono farci attraversare i bei libri e la buona letteratura.

 

Paolo Di Paolo, Mandami tanta vita, Feltrinelli, 2013

Michele Marcon

Mi piace leggere, per questo leggo di tutto: le scritte sui muri, i foglietti illustrativi delle medicine, gli ingredienti sulle scatole di biscotti, le espressioni sui volti delle persone e sì, anche i libri.

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