Paolo Maggioni e Sara Zambrotti | Mio Cuggino

In questi giorni sono in vacanza con Mio Cuggino, un infaticabile e moderno Virgilio che mi ha guidato tra i gironi della credulità italiana. Mio Cuggino, il fascino senza tempo delle leggende metropolitane, a cura di Paolo Maggioni e Sara Zambrotti (Italica Edizioni, 2013) è un libro esilarante a metà tra l'antropologia e il racconto da bar. Le storie raccolte in questo libro vengono da tutta Italia. Sono incredibili: spaventano, incuriosiscono, fanno sorridere.

Se a New York le fogne sono piene di alligatori, in Italia gli zingari rapiscono i bambini, la moglie del fornaio e il giovane garzone sono rimasti “incastrati” durante un rapporto focoso e nel Po enormi pesci siluro attaccano i sommozzatori. Parola di Mio Cuggino.

Alcune le conoscevo già, altre sono talmente surreali che ho ceduto al fascino senza tempo delle leggende metropolitane:

 una rassegna delle storie più infondate e allo stesso tempo diffuse del nostro Paese, divise per categorie e commentate. 

mio cugino

Ma chi è Mio Cuggino? Un narratore leggendario che diffonde, con abilitàstorie incredibili ma verosimili. Bisogna imparare da questo sapiente affabulatore. Se vi sembra di conoscerlo già è perché avete in in mente  Elio e le storie tese che, anni fa, cantavano: 
 
Mi ha detto mio cuggino che una volta ha trovato in spiaggia un cane e invece era un topo.  
 
E come definire, in poche parole, una "leggenda metropolitana"? Gli autori del libro parlano di:
 
 
architetture narrative raffinatissime (e) ricche di dettagli verosimili, castelli di sabbia affascinanti in cui l’onda che cancella tutto è solo un’ipotesi secondaria, tanta è la varietà dell’universo immaginato. Hanno un solo difetto: sono arrivate tardi, quando la purezza dell’ascoltatore ha già fatto i conti con le delusioni, e a molte strane storie, quasi per partito preso, non può più credere.

Questo libro è per bambini cresciuti, dunque. Leggerlo è come tornare a fare i castelli di sabbia, con personaggi mitici e indimenticabili. E, forse perché sono al mare, mi è piaciuto molto anche Giacomo Forno, il bagnino di Santa Margherita Ligure che, balbuziente, al grido «Be-be-belin ba-ba-ba-bambini» radunava i ragazzini scalmanati per tenerli buoni con le sue storie impossibili:  

 

in semicerchio, e cominciava una narrazione magica, fatta di gigantismo, autocelebrazione e stramba divulgazione scientifica. Per noi bambini diventati trentenni, il Bagnino Giacomo Forno e i suoi baffoni non sono mai invecchiati.

 

Ci si affeziona a queste storie, e naturalmente a Mio Cuggino. Lui è un amico che non si vorrebbe mai lasciar andare. Ma poi è lui a lasciarci, a modo suo, in modo leggendario: 

 

Mi ha detto mio cuggino, che  una volta si è schiantato con la moto, miiiiiiii, mio cuggino mio cuggino. Mi ha detto mio cuggino, che poi si è tolto il casco, e si è aperta la testa, mio cuggino mio cuggino. 

 

Mio Cuggino, il fascino senza tempo delle leggende metropolitane, a cura di Paolo Maggioni e Sara Zambrotti (Italica Edizioni, 2013).

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

1 Commento
  1. Quasi ero delusa dall’enumerazione delle ‘leggende metropolitane’ che
    il testo deve contenere, perché attirata sul sito dallo stupore
    astutamente suscitato dall’arazzo-pastiche. Che bello, allusivo e
    perfino possibile come intreccairsi di contigui medioevi.

    silvia g.