Paolo Nori | Mo Mama

«Vorrei solo dire che questo libro è bellissimo, ma non basta, devo spiegare il perché; però mi sembra di non riuscire a farlo» «Questo perché è di Nori e a te recensire Nori mette ansia.»

Questo scambio di battute è realmente avvenuto tra me e Jacopo. È vero, recensire Nori mi mette ansia, perché recensire i libri di Nori è impossibile. Vengono fuori pezzi in cui si parla di tutto (o di niente) perché anche lui è così: parla di una cosa e di altre mille insieme, e alle fine tirare le fila non è possibile. Ci avete mai fatto caso che quasi tutte le recensioni su Paolo Nori sono dei pezzi di romanzo di Paolo Nori? “Pubblichiamo in anteprima un estratto dell’ultimo libro di Paolo Nori”. Succede così, perché come si fa a parlare di un libro di Paolo Nori?

Mo-mama_Nori_defPartiamo dalle cose certe: Paolo Nori ha appena pubblicato un libro con la casa editrice Chiarelettere, e il titolo di questo libro è Mo Mama.
Mo Mama è un libro che parla di politica, soprattutto della politica di Parma, la città dove vivo momentaneamente da 8 anni e che, dal 21 maggio 2012 , è diventata la prima città italiana ad avere un sindaco del MoVimento 5 stelle. È un libro che prova a fare un bilancio su quello che è stato fatto in questi 17 mesi di governo da parte di Federico Pizzarotti, e Paolo Nori lo fa ovviamente a modo suo.
Mo Mama (avviso ai non parmigiani) è soprattutto un’espressione usata quotidianamente in questa piccola cittadina attraversata dalla Via Emilia e con un parco a forma di stella. È come dire “mamma mia”, ma si usa solo in senso negativo e ci sono la giusta apertura della O, e la giusta cantilena da utilizzare sulla prima A, senza le quali la sensazione e l’espressione del Mo Mama non si manifesta. È come un miracolo che non si compie. 

Se leggerete questo libro ogni volta che in tv vedrete un politico dire una cosa pietosa vi succederà di dire "Mo Mama", anche se a Parma non siete venuti nemmeno per la festa del prosciutto.

Io, dicevo, uno che scrive una frase così, io non lo so, che testa può avere, avevo scritto, e poi avevo messo questa cosa in rete e l’avevo linkata al mio profilo di Facebook, avevo, allora, un profilo di Facebook, e mi era arrivato subito un commento che diceva: «Come al solito solo critiche… mi sarebbe piaciuto vedere anche proposte nella seconda parte dell’articolo… Almeno il MoVimento 5 stelle si mette in gioco… Te? Perché sia chiaro, nel MoVimento 5 stelle è sempre benvenuta ogni proposta da parte dei cittadini, prova a mandare una proposta!». Che io subito avevo pensato “Mo mama”, e poi gli avevo risposto e avevo scritto «Propongo di scrivere delle cose che si capiscano».

Questo libro parla del perché a Paolo Nori sembra più onesto scrivere nella lingua che si usa per parlare, della Russia e della professoressa che gli aveva trovato un appartamento, di sua figlia Irma, del mondo che scopre con lei ogni giorno, degli angoli di Parma, della luce di certe sere sulla Via Emilia, del problema dei rifiuti e dell’inceneritore di una piccola cittadina dell’Emilia con un parco a forma di stella, dei trapassati remoti nei comunicati stampa, di Veltroni e di quella domanda che avrebbe voluto fargli, dell’osteria “Dal Sordo” in una traversa di Via Bixio, della scritta ancora ben visibile su un muro del lungoparma dedicata a Balbo, di Federico Pizzarotti, del perché Nori non vota da vent’anni, delle cose che servono a una casa per essere davvero una casa, dei poeti russi, dei parchi con le statue di ghisa a forma di leone, della necessità di riuscire a guardare le cose come deficienti, nel senso di guardarle come se fosse la prima volta che le guardi, mantenendo lo stupore. È un libro pieno di divagazioni, come se si fosse su una barca, si percorresse il Po e a un certo punto si decidesse di svoltare verso qualche affluente, per vedere com’è lì la vegetazione, scoprire cose nuove, ma trovare collegamenti con quello che si è visto sulla via principale, e allora tornare a navigare il Po, parlarne di nuovo, sviscerare tutto quello che ci passa per la testa.

E allora non lo so, io penso che, è difficile, ma a me sembra che sarebbe una gran cosa riuscire a guardare le cose con quell’attenzione lì, da deficienti, come se le si vedesse per la prima volta, senza ostentare una conoscenza e una sapienza che invece mi sembra che c’è un sacco di gente che recitan la parte che il loro mestiere è far sapere agli altri che loro son bravi, e mi sembra che siano lontanissimi dalla comprensione di un fatto che a me sembra evidente, che esser bravi è il modo peggiore, per essere bravi.

Fare politica, secondo Nori, non è una questione di istituzioni e di leggi. Si fa politica ogni giorno, si fa politica con ogni nostro gesto. Che è un concetto molto bello ma poco credibile, a una prima lettura, ma un concetto molto vero, e affatto banale se ci si ferma un attimo e ci si riflette su. 

Petrini, a Bologna, l’estate scorsa, ha detto due cose che mi sono rimaste impresse; la prima, che noi viviamo in un mondo dove si spende più per dimagrire che per mangiare e che lui, se avesse dovuto spiegarlo a suo nonno, un mondo così, avrebbe fatto fatica; l’atra, che quello che uno decide di mettere dentro il suo piatto è una scelta politica e io, quando ho sentito Petrini dire così, ho pensato che era vero, e che non ci avevo mai pensato, e poi ho pensato che anche il modo in cui uno decide di parlare, o di scrivere, è una scelta politica, e che anche il modo in cui uno decide di vestirsi, è una scelta politica, e che anche l’attenzione che uno decide di avere quando parla coi suoi famigliari, con sua mamma, o con sua figlia, è una scelta politica, e che anche il gradi di gentilezza che uno è disposto a concedere agli altri, è una scelta politica, e che il fatto che partecipare alla vita politica si possa soltanto con la delega ad altri, nel momento in cui si vota, questa idea che occuparsi di politica voglia dire necessariamente andare a votare, a me, se devo dire quello che mi sembra, mi sembra proprio un po’ una coglionata, e in questo sono d’accordo, credo, con il MoVimento 5 stelle, che anche loro mi sembra che icano che la delega data con il voto va messa in discussione, solo che io, nella mia testa, mi vien da dare ragione agli anarchici che dicono “Non delegate, non andate a votare”; quelli del MoVimento 5 Stelle, invece, mi sembra che dicano “Non delegate, votate per noi” che è un discorso ce non lo capisco benissimo e forse son io. Ma Però. 

Virginia Woolf ha detto “Amo le frasi che non si sposterebbero di un millimetro nemmeno se le attraversasse un esercito”. Ecco, se è vero che è sempre molto difficile dire di cosa parla un libro di Paolo Nori, è altrettanto vero, ed è una cosa che posso dire senza alcun dubbio, che Paolo Nori usa frasi lapidarie, che non potrebbero che essere così, e potrebbero essere scritte e dette solo da Paolo Nori. Ma come? – direte – ma Paolo Nori non è quello che scrive come parla? Non è quello delle frasi che sembrano (a coloro che non sanno leggerle davvero) sgrammaticate? Ma come fai a dire che usa delle frasi lapidarie, che non potrebbero essere che scritte così? 

È così, credetemi. Credo ci sia una cura, nella scelta e nell’utilizzo del linguaggio, delle singole parole, da parte di Paolo Nori, che io me lo immagino come un giardiniere che parla con i fiori, o un contadino che accarezza le carote.

Paolo Nori, Mo Mama, Chiarelettere, 2013.

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po' ufficio stampa, un po' co-direttore editoriale.

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