Arianna Gasbarro | Requiem del Dodo

Prima parliamo un momento d'altro. Ci sono tre belle coincidenze che per chi, come me, non crede al destino o alla fortuna, insomma a quelle cose lì. È, per lo meno, un buffo incresparsi degli eventi sulla superficie del tempo.

requiem_del_dodo 1Prima coincidenza: ho iniziato a leggere questo libro mentre stavo andando in aereo a Londra. Questo romanzo è ambientato a Londra. Non solo, nel 2011 ho lavorato a Londra per qualche mese. Ovviamente quando ho letto il titolo non sapevo nulla di questo.

Seconda coincidenza: lasciamo stare il titolo, che mi ha convinto ancora prima che me ne rendessi conto, nelle prime pagine siamo nel Natural History Museum di Londra e Mia, una bella ragazza che ha un ruolo importante nella storia, è travestita da dodo. Ora, chi lo sa può confermarlo, io ho una passione per il dodo, tanto che il mio salvaschermo è il dodo che si trova lì al NHM impagliato.

Terza coincidenza: ho ripreso il romanzo l'altra mattina, per recensirlo, e proprio quella stessa mattina un mio amico stava andando in uno studio di produzione video, in Messico, facendo scalo a Parigi. Il romanzo si apre con un soggetto ambientato a Parigi. Questo è il punto più labile, lo ammetto.

Questi motivi dovrebbero bastare per dirvi che i libri sono intrecciati con il nostro presente ed un romanzo come questo, sereno ma nuvoloso, quindi triste ma in maniera paradossale può tranquillamente essere una storia vera. Quindi, in definitiva, non parliamo di coincidenze, ma del valore più profondo della letteratura: saper parlare del suo tempo e al suo tempo.

Anche se la morte, di per sé, non è a pagamento, lo è tutto quello che è paramortuale, dalle lapidi alle lacrime degli stanti. E la morte torna spesso nel libro: cimiteri, animali estinti, amici che non ci sono più. Però lasciate che vi faccia una domanda, che mi è venuta in mente quando il romanzo finisce: che è la morte, in un romanzo?

Certamente un espediente narrativo: un motivo per raccontare qualcosa. E quanto ha saccheggiato il cinema da questo espediente? Ecco che allora ogni tanto il nostro protagonista, Mattia, scrive dei soggetti per il suo primo film. Vabbé, ma quindi la morte? La morte è un flusso (energetico? diegetico?) che si interrompe, quindi anche un flusso narrativo.

Di fatto, la morte è anche un vuoto di senso. E come lo spieghi il vuoto di senso in un romanzo? Drammi interiori, sproloqui, nervosismi e qualche buon colpo di scena. Come in Requiem del Dodo. Brava Arianna!

Arianna Gasbarro, Requiem del Dodo, Miraggi Edizioni, 2012, 112 pagine, 12 euri

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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