Richard Flanagan | La strada stretta verso il profondo nord

Una linea può essere retta.

La Linea è un solco nella foresta del Siam, è la “strada stretta verso il profondo nord”. Il nord è l’India; la strada, invece, una ferrovia. La Linea è una visione: il sogno giapponese di aprire un nuovo fronte di guerra. La Linea non verrà mai terminata, perché fra il sogno e la sua realizzazione si erge un ostacolo: la foresta pluviale, l’inferno verde inzuppato dai monsoni che migliaia di prigionieri di guerra alleati sono forzati a sfidare. A capo degli australiani – uccisi dalle botte, dagli stenti e dal colera – c’è un dottore, Dorrigo Evans. È il 1942 e il mondo sanguina. Ma così come ha sanguinato prima, sanguinerà anche dopo.

Una linea può essere spezzata.

 

Così come la Linea ferrata attraverso la foresta è un sogno infranto, altre linee – quelle vitali, quelle che si leggono sul palmo della mano – si spezzano. Le linee si rompono sotto ai colpi impietosi dei carnefici, si disfano nella diarrea portata dalle malattie e si interrompono quando un amore decade, terminando il compito d’unire due anime. La Seconda Guerra Mondiale tronca la vita di ogni personaggio. Alcune linee riescono a proseguire, altre non avanzano più – morte, immobili – altre ancora acquisiscono rigidità illudendosi d’esser curve. Solo una cosa è certa: la natura di ogni linea cambia al giungere della perturbazione; anche se non si spezza, ne è comunque alterata.

Una linea, infine, può essere curva.  

Sul letto di morte Shisui, poeta haiku del XVIII secolo, aveva infine ceduto alle richieste di un componimento funebre afferrando il pennello, scrivendo una poesia ed esalando l’ultimo respiro. I suoi discepoli avevano guardato il foglio e avevano visto attoniti che il poeta aveva disegnato un cerchio.

La strada stretta verso il profondo nord – il sesto romanzo del tasmaniano Richard Flanagan, fatica che gli è valsa il Man Booker Prize 2014, edito in Italia da Bompiani – non è un libro sulla guerra. Non credo nemmeno che sia un libro che parla d’amore.

È un libro di geometria.

Ci racconta di quanto le linee, nella vita, siano difficili da piegare senza evitare che si spezzino.

Richard Flanagan, La strada stretta verso il profondo nord, Bompiani, 2015.

Danilo Zagaria

Biologo torinese non praticante, accumula libri e qualche volta li legge. Ogni tanto corre, meno spesso scrive.

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