Robert Harris | L’ufficiale e la spia

Ci sono alcune parole che mi viene spontaneo associare alla Francia degli anni a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del '900, come belle époque, per esempio, ma anche come Dreyfus e J’accuse!

Harris-L'ufficiale e la spiaEd è di tutte queste cose, e di altro ancora, che parla il nuovo romanzo di Robert Harris, L’ufficiale e la spia (Mondadori). Sono sempre stato affascinato dal cosiddetto affaire Dreiyfus, la condanna per alto tradimento dell’ufficiale ebreo fu un evento che divise la Francia per molti anni. Da una parte gli antisemiti e la maggioranza dell’opinione pubblica (fomentata dai giornali dell’epoca) e dall’altra un ristretto gruppo di liberi pensatori che giudicavano le prove insufficienti e il processo pilotato.

Nonostante la visione di alcuni film – tra cui Prigionieri dell’onore, con il quasi omonimo Richard Dreyfuss – la storia mi è sempre risultata difficile da comprendere pienamente. Harris invece la espone con una chiarezza scientifica, riuscendo nello stesso tempo, a realizzare un romanzo godibilissimo e molto avvincente.

La storia, in cui tutti i protagonisti sono basati su personaggi reali, parte dalla cerimonia pubblica nella quale viene degradato Alfred Dreyfus, vista attraverso gli occhi del protagonista, il colonnello George Picquart.

[…] avevo visto un uomo gigantesco, un sergente maggiore della Guardia repubblicana, che appoggiava le mani su Dreyfus. Con gesti vigorosi gli aveva strappato i gradi dalle spalle, i bottoni dalla giubba e i galloni dorati dalle maniche, poi si era accovacciato e aveva lacerato le bande rosse di calzoni. Il viso di Dreyfus era inespressivo. Mentre veniva strattonato aveva lo sguardo fisso davanti a sé, subiva quelle umiliazioni come un bimbo alle prese con un adulto irritato che gli stia sistemando i vestiti. Alla fine, il sergente maggiore, estratta dal fodero la sciabola di Dreyfus, ne aveva appoggiato la punta nel fango e aveva spezzato la lama con la suola dello stivale. Quindi aveva gettato le due metà sul mucchietto ai piedi di Dreyfus… mentre Dreyfus abbassava lo sguardo sui simboli caduti del suo onore.

Seguiamo la vita e la carriera militare di Picquart, un uomo totalmente dedito all’esercito e che proprio da esso viene deluso e tradito. Il colonnello – il più giovane ad aver raggiunto quel grado nell’intero esercito francese – non prova simpatia per Dreyfus, non è particolarmente interessato al suo caso, si gode la sua vita, fatta d’incontri clandestini con giovani donne della nobiltà e con Pauline, il suo primo amore, ora sposata a un funzionario ministeriale. Segue i concerti e s’interessa di cultura, assaporando tutti i lati positivi di quella belle époque di cui si parlava all’inizio. Oltretutto è anche leggermente antisemita ma, nonostante questo, quando il suo nuovo lavoro come capo della sezione statistica – il controspionaggio dell’epoca – lo porta a conoscenza di tutte le prove e di tutti i retroscena della vicenda, non può fare a meno di indagare e di cercare di portare alla luce la verità.

Harris ci presenta pian piano la portata dell’ingiustizia commessa dai vertici militari e anche la loro completa disumanità. Il presunto traditore è confinato sull’Isola del Diavolo, con guardie a cui è stato dato l'ordine di evitare il minimo rapporto – anche solo verbale – con il prigioniero, e sottoposto a un regime carcerario disumano. Ma la sete di gloria, il razzismo e l’orgoglio dei vari generali e ministri accusatori impediscono loro di accettare l’errore e di cercare di porvi rimedio. Fortunatamente, pian piano il castello di bugie inizia a sgretolarsi, anche grazie alla pubblicazione del famoso J’accuse di Emile Zola, l’articolo nel quale l’autore di Germinal accusava lo Stato Maggiore dell’Esercito e il ministro della guerra di aver scientemente cercato di nascondere la verità.

A un certo punto l’atmosfera che si respira nel libro mi ha riportato alla mente quella di un classico capolavoro antimilitarista, Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, basato sul romanzo di Humphrey Cobb. Forse perché anche quella storia sbalordisce e indigna per l’ottusità della macchina militare e la meschinità dei vertici.

Robert Harris, L'ufficiale e la spia, Mondadori, 2014.

Davide Piccirillo

Nel tempo libero somiglio ai miei gatti: amo dormire, stare sdraiato sul divano, alzarmi, stirarmi, guardarmi in giro e poi tornare a stendermi. Rispetto a loro ho la possibilità di leggere (libri, fumetti) e vedere film o serie Tv. La sfrutto abbastanza.

1 Commento
  1. Concordo pienamente con le tue parole. Anche a me questo libro è risultato molto esplicativo. L’affaire viene raccontato meglio di tanti manuali di storia che ho incontrato nei miei percorsi di studi ed è uno di quei libri, come spiego nella mia recensione http://wp.me/p3VclS-1nl che dovrebbero consigliare agli studenti delle superiori. Invece dei soliti mattoni con cui imparano poco o niente, forse solo ad odiare la lettura, romanzi avvincenti come questo, che dopotutto parla di storia e fatti realmente accaduti, può aiutare ad avvicinarsi alla lettura e rendere lo studio decisamente meno noioso.