Sarah Hall | La bella indifferenza

Dopo qualche ricerca e la consulenza preziosa di un'amica, ho appreso che in psichiatria la belle indifférence è:

L'atteggiamento del paziente inappropriatamente indifferente nei confronti di un sintomo grave; cioè il soggetto sembra non essere preoccupato da quello che appare come un deficit importante.

51c5tHlrFeL._SY445_A questo punto, vi starete chiedendo cosa c'entri tale definizione all'interno di una Brioches. Il fatto è che ho appena finito di leggere i racconti di Sarah Hall, tradotti per gran via da Giovanna Scocchera, che s'intitolano appunto La bella indifferenza. Alla luce di quella definizione ho ripensato ai personaggi dei racconti e mi sono chiesta se e quanto questi nascondessero sintomi, malesseri.

Così, sono partita proprio dal racconto che dà il titolo alla raccolta, in cui una donna over 40, scrittrice, aspetta il suo giovane amante in una stanza d'albergo. Nell'attesa, pensa all'uomo che da lì a poco la spoglierà e all'ultima conversazione avuta con un'amica, al tono di compatimento nella sua voce dopo che le aveva parlato della sua relazione. Le ore e le notti in compagnia di quell'uomo volano via in fretta ed è già l'ora di salutarsi di nuovo. Si mette in macchina diretta verso casa, con addosso ancora il vestito bello e le scarpe coi tacchi, ma ne ha davvero voglia? In fondo a cosa tornerebbe?

Nel racconto L'Agenzia troviamo Hannah, moglie e madre, alla quale sembra che il tempo si sia fermato, senza andare né avanti né indietro, come un disco incantato. Solo che l'incanto assomiglia di più alla maledizione del barcamenarsi nella routine statica della quotidianità. Finché, un giorno, un'amica le porge uno strano biglietto da visita con su scritto soltanto: L'Agenzia e un numero di telefono. È una scappatoia, Hannah lo sa, lo ha letto nel furbo scintillio degli occhi dell'amica.

Dunque, c'è tutto: sintomi e malesseri, che emergono soprattutto dalle difficoltà dei personaggi a trovare motivi per restare o per andare. Finisce che inizi e domandarti quale sia la parte della tua vita che non ti sta bene, e si trova, ci potete giurare.

Come avrete già capito, questi racconti sono affilati come lame, colpiscono dritto al punto debole d'ognuno di noi. La scrittura di Sarah Hall ci scova e ci stana. In fondo, tutti abbiamo un pensiero che ogni mattina, prontamente, nascondiamo sotto lo zerbino della nostra vita, della nostra storia. Ma, per quanto ci sforziamo di tenerlo lì, sappiamo che c'è e ciò basta a dare un retrogusto amaro alle giornate. La soluzione ideale sarebbe quella di liberarci di quel tappeto polveroso e provare a vedere cosa succede, come si sta senza. Affrontare i sintomi, finirla con l'indifferenza, anche con quella bella.

Sarah Hall, La bella indifferenza, gran via 2014.

 

Laura Caponetti

intervisto personaggi che non esistono, guardo serie tv in tutte le lingue pur conoscendone solo due, sana di mente? forse!

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