Sebastiano Mondadori | Gli amici che non ho

Si chiama Giuliano Sconforti. Sì. Sconforti.
Si chiama Giuliano Sconforti ed è un comico fallito, che idolatra Woody Allen, ma finisce ad animare le feste del PD e a gestire un bar in una imprecisata provincia italiana. Un cialtrone (irresistibile) e povero in canna. Pluriammogliato e pluriseparato, senza dignità, mantenuto, traditore seriale, abile nel tenere una serie di porte aperte e di letti pronti ad accoglierlo. Come maestro di vita ha avuto un nonno con cinque mogli e centodieci amanti. Bugiardo, funambolo nel destreggiarsi tra figlie di vari letti, ma padre attento, nonostante tutto.

Gli amici che non ho” è una poderosa e affascinante, divertentissima rincorsa (narrativa) che l'ex comico Giuliano Sconforti compie per saltare il suo ostacolo: ha un debito da sanare

spiega Pascale nelle motivazioni alla candidatura al Premio Strega.
Codice Edizioni, infatti, parteciperà, per la prima volta nella sua storia, al Premio (edizione 2015) col romanzo di Sebastiano Mondadori presentato da Antonio Pascale (appunto) e Lorenzo Pavolini.

Quattromila euro, otto giorni per restituirli e mantenere la mia vita così com’è. Non basta più essere solo un perdente per dichiararsi un sognatore.

Gli Amici che non ho è lo sfogo di un uomo che rivede propria vita attraverso le donne che ha avuto, a ognuna delle quali attribuisce un soprannome: la Vedova, l'Orfana, l'Attricetta, l'Ebrea Errata. Gli amici lo abbandonano, le ex mogli lo perseguitano, le amanti scalpitano e ha un debito che potrebbe rovinarlo.
La storia si dipana attraverso riflessioni e divagazione, quasi a seguire la strada disegnata dal pensiero e dal ricordo venendo a creare parentesi interessanti e divertenti con importanti riferimenti al cinema con la parola a Monicelli, ad esempio, o l'apertura su Woody Allen:

Per me Woody Allen sarà sempre una coppia comico-drammatica, formata da Woody e Allen, come è vero che esistono Stanlio e Ollio, Cochi e Renato.

Giuliano Sconforti ricorda un po' Fantozzi, solo un po' più stronzo ed egoista ma ugualmente vittima di se stesso. Non riesce a tirarsi fuori dalla propria condizione, neppure con l'aiuto dell'analista: è un fallito su tutti i fronti e non fa altro che continuare a nuotare nel fango e nella miseria che si è creato attorno. Ma non si prova pietà per lui. O meglio, Sconforti sconforta, sì. Ma, tutto sommato, si prova uno strano piacere nell'assistere alle sue cadute. Quasi una dimostrazione dell'esistenza del karma. Quasi a volersi aggrappare alla speranza che, prima o poi, gli stronzi pagano. In qualche modo.

Chiaramente ispirato a Il lamento di Portnoy di Philip Roth (come dimenticare Alex Portnoy con le sue manie, i suoi tic, le sue idiosincrasie e le sue morbosità sessuali, alla disperata ricerca di una banale, ordinaria, normalità), Gli amici che non ho ci mostra quanto Sebastiano Mondadori sappia scrivere bene e quanto, al di là di tutte le polemiche, il suo terzo romanzo, scritto in quello che lui definisce l'«esilio lucchese», meriti questa candidatura.

Sebastiano Mondadori, Gli amici che non ho, Codice Edizioni 2015

Mareva Zoli

Pretende di essere sopra la media delle persone ma, in realtà, è una cialtrona. Parla poco. Scrive molto. Legge ovunque. Fa cose e non vede gente.

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