Seth Grahame-Smith | La bugia di Natale

Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo (Vangelo secondo Matteo, 2, 13)

Ci sono tradizioni che mantengono la casa un po' più calda: il presepe, per esempio.

Se poi si ama la tradizione sino in fondo, il presepe si affolla di personaggi: capre, pastori, mugnaie, angeli, bambini, cani. Il parto storico di Maria fu certamente meno affollato ma la grande virtù delle tradizioni e della letteratura è la licenza poetica. 

 

All'estremità del presepe, direzione stella cometa, ci sono i tre sul cammello: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Non so quanti di voi si siano mai fatti domande sui Re Magi: io mai. Per me erano ricchi signori di non meglio definita identità, che reggevano tre scrigni; le parole oro, incenso e mirra evocavano bagliori e profumi vaghi ma mi sono sempre chiesta che se ne sarebbe fatta, la Sacra Famiglia, di simili doni, con tutte le difficoltà affrontate e da affrontare, come la fame e la minaccia di quel tale Erode. 

 

la-bugia-di-natale-di-seth-graha-T-cBhpE9Anche Seth Grahame-Smith si dev'esser posto la medesima domanda: sarà per questo che, rigirando tra le mani la sua Bugia di Natale, rossa come l'amore e rossa come il sangue, ho pensato che la lettura valesse la sfida della diffidenza verso il genere avventura-fantasy. Sulla quarta di copertina un'ammucchiata da Guernica di cadaveri spezzati segna la scia di tre uomini che si allontanano sul cammello: sono loro o non sono loro? Sarebbe uno scoop. Continuando il gioco dalla fine, un altro scoop: tre croci sul Golgota. No, non si arriva a tanto: in mezzo c'è sempre Lui, il Messia ma ai lati muoiono due truffatori: Melchiorre e Gaspare. Si tratta di omonimia? Forse, ma ora comincio dall'inizio, perché voglio saperne di più sul terzo assente, Baldassarre. 

 

Il Balthazar protagonista della grande bugia ha proprio tutto dell'avventuriero da Far West: il cinismo, la faccia da schiaffi, un dolore da vendicare e una fortuna strafottente: quando lo si crede ormani spacciato, miracolosamente risorge e scusate l'involontaria parodia del sacro. È un siriano ed è un abilissimo ladro con le mani sporche di morti ammazzati, nemico giurato di Roma, perseguitato da Erode, fuggito dalle carceri di Erode con lo spadaccino Melchiorre e il suo aiutante Gaspare, capitato per caso davanti alla grotta di Betlemme, altrettanto casualmente guardiano armato della fuga in Egitto di quel trio familiare sui generis. Forse mi piacerebbe che fossero proprio loro i Magi del mio presepe: lo cantava anche De André, che dal fango nascono i fiori. 

 

Avanzando tra il sangue che schizzava da tutte le parti e sospirando sulla speranza che abbandona Balthazar come il sangue abbandona la faccia di un decapitato, cavalco col nostro eroe sino al cuore della storia, il rovesciamento dei miti:

  • il grande Erode è un vecchio purulento schiavo del sesso e della paura e Pilato ha una sua dignità elegante
  • Cesare ha vinto i Galli con la magia e sul potere occulto di un magio si fonda la grandezza di Roma (altro che disegno provvidenziale, come volevano i filosofi cristiani!)
  • la fuga in Egitto è difesa con le spade da tre banditi
  • quando ti aspetti il miracolo, scopri che nessuna forza ultraterrena benefica muove l'azione
  • l'incendio di Roma del 64 d.C. fu a causa… questo ve lo lascio scoprire.

Ma quello che resta di questo divertissement sono alcuni passaggi: l'esperienza di pre-morte di Balthazar e la fede che l'eroe incontra come una sfida: che qualcosa resti di chi ha amato e l'ha preceduto nella fine e che colui possa ritornare al termine del viaggio, sollevando in volo la sua anima stanca.

 

Avvicino i miei Re Magi alla grotta, col segreto della loro identità: io so che il loro volto, ora, è più sporco e più vero.  

 

Seth Grahame-Smith, La Bugia di Natale, multiplayer.it Edizioni, Novembre 2013

Cristina Farneti

Abito la Repubblica dei Lettori con un uomo, una gatta e un bambino (citati nell’ordine di apparizione). Preferisco i mattoni, Svevo e Dostoevskij, la letteratura greca e Finzioni. Come i vecchi non saggi sto con i giovani, così annuso che odore ha il futuro. So leggere più che scrivere. Ma più leggo più vorrei scriverne. La letteratura vera è un contagio: sottoscrivo il punto VII del Nonalogo di Finzioni. Ho un sogno: la leggerezza.

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