Silvana Gandolfi | I più deserti luoghi

Quando ero alle elementari lessi un libro di Anna Lavatelli dal titolo Paola non è matta: raccontava di questa bambina più o meno della mia età, con i genitori separati e troppo impegnati per passare del tempo con lei. Paola era molto introversa e non aveva amici, e a un certo punto arrivava a sentirsi talmente sola da fantasticare a occhi aperti su giochi, risate e pomeriggi in compagnia, su situazioni che non accadevano davvero.

Vi confiderò un segreto: la prima volta che lessi il libro non ne afferrai il titolo. Io pensavo che Paola fosse proprio matta. Voglio dire, un minuto prima c'era il nonno che le preparava la cena in cucina, e il minuto dopo arrivava la mamma e trovava Paola completamente da sola. La Lavatelli, pensai, si è sbagliata, non c'è altra soluzione. Solo qualche anno dopo, rileggendolo, capii. E imparai una cosa davvero "da grandi" (in fondo, il libro faceva parte della Serie Arancio del Battello a vapore: era da veri adulti), e cioè che quando ci capita qualcosa che ci fa male, che ci fa male da matti, appunto, succede che la testa non ci sta, comincia a dire No no no e a scioperare con la realtà, adottando una versione dei fatti differente.

I piu deserti luoghi_Sovra.inddOlga Misurati, la protagonista/narratrice de I più deserti luoghi, è una donna di 47 anni. Non è matta, proprio come Paola, e proprio come Paola ha parecchi traumi da superare: la madre è morta quand'era ragazzina e il padre è fuggito dall'amante in Australia. L'unico legame intrattenuto da Olga è quello con Leandro, il fratello disabile uscito miracolosamente da un coma durato ben dieci anni. I due vivono nella sontuosa villa di famiglia dalla quale si allontanano di rado: del resto, a che pro uscire quando non si hanno motivi per farlo? Molto meglio starsene a casa indisturbati, anche perché è solo tra le pareti dorate della "stanza gialla", celata al mondo circostante da un pesante arazzo e da una porta blindata, che Leandro e Olga possono dare inizio al Gioco.

Il Gioco è il grande potere di Leandro, mediante il quale è in grado di creare mondi immaginari dove realtà e irrealtà non sono più in contrapposizione tra loro, ma divengono un tutto inestricabile. Dune di sabbia di un bianco accecante, colline morbide e tonde come guance infantili, ogni cosa è percorribile, esplorabile, annusabile. Il Gioco è la loro oasi felice, nutrita dai tanti paesaggi dei libri che Olga leggeva e rileggeva a Leandro durante gli anni del coma. Ed è proprio viaggiando nel Gioco, nei venti metri quadri di quella stanza segreta, che Olga ripercorrerà strade ottenebrate da un dolore mai esperito, ancestrale, di quelli che la testa non ci sta e comincia a dire No no no.

Quando ho terminato I più deserti luoghi mi sono sentita come a mio tempo mi sentii dopo aver letto la storia di Paola: triste e straniata. Triste perché Paola e Olga condividono un'esistenza miserabile e solitaria, dedita a covare il proprio malessere, a tenerlo a bada. Straniata perché è così che mi sento ogni volta che fatico a delimitare il confine tra quei mondi che a noi grandi è stato insegnato di tenere scissi tra loro, perché quando non lo si fa vuol dire che si è matti, irrimediabilmente matti.

Olga, lo ripeto, non è matta. Ma sfido chiunque a segregarsi in una stanza con i propri demoni, a chiudercisi dentro con quattro mandate e a uscirne pressoché indenne.

Silvana Gandolfi, I più deserti luoghi, Ponte Alle Grazie, 2015

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

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