Simona Sparaco | Nessuno sa di noi

Tempo di Strega! Fino al 4 Luglio, Finzioni vi racconterà i cinque romanzi finalisti. Così arriviamo tutti preparati!

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Di solito, il motivo per cui si continua a giustificare una distinzione tra letteratura per donne e letteratura per uomini, consiste nell’affermare che a noi e a voi piacciono cose differenti. La realtà è che soffriamo in maniera differente.

nsdnNel momento in cui ho aperto la copertina di Nessuno sa di noi, la sensazione che avevo addosso era quella di non poter davvero capire il libro, ed era favorita dal fatto che sono un uomo, e che se la possibilità che io in futuro abbia figli resta immobile sul filo del cinquanta percento, sono piuttosto certo che non li partorirò. Discorso stupido? Forse, ma è uno dei punti di distanza maggiore in una coppia che sta per (o vuole) avere un figlio. E questa distanza è destinata a crescere smisuratamente se durante la gravidanza qualcosa va storto. Nessuno sa di noi di Simona Sparaco può certamente essere recensito in maniera più equa, ma mi riesce impossibile scrollarmi di dosso il mio cromosoma Y.

Noi uomini non possiamo provare le vere gioie della maternità perché non abbiamo alcun grembo capace di generare vita. Ai nostri occhi è una sorta di macchina a moto perpetuo, qualcosa di incredibile e assurdo che possiamo capire e accettare ma non comprendere. Esiste davvero l’invida del pene? Non lo so, ma esiste certamente un senso di impotenza dell’utero.

A un certo punto la protagonista si paragona alla gocciolina sulla punta di una stalattite. L’avete di sicuro vista anche voi in qualche documentario: una panoramica verticale parte dal soffitto della caverna e scende lentamente evidenziando il cono tuberoso che si assottiglia: in fondo, la gocciolina. Ecco, non sapreste dire se si è formata un quarto d’ora prima, né se sarà ancora lì tra cent’anni. Quella sensazione di equilibrio precario è il medesimo che può provare un uomo: da un lato c’è la consapevolezza che per una donna c’è, se non qualcosa in più, almeno qualcosa di diverso nel dolore per la perdita di un figlio; dall’altro c’è la certezza che la madre non è l’unica a soffrire per un aborto.

Nessuno sa di noi di Simona Sparaco ha il pregio di mostrare questo lato della storia. Non di spiegarlo, sia chiaro, perché come un uomo non può spiegare il dolore di una donna, così una donna non può spiegare quello di un uomo, ma lo mostra benissimo. De André scrisse che i dolori degli altri sono dolori a metà, e vale anche il contrario: il dolore di un’altra persona non è quantificabile, quindi non è neppure paragonabile al nostro. A questo punto sembra esistano solo due alternative: minimizzare la sofferenza dell’altra persona, oppure ipotizzarla pari o maggiore alla propria. Se scegliete la seconda, ci sono ottime probabilità che la ipotizziate maggiore. Il punto è che questo calcolo, questa misurazione, non è solo impossibile ma anche irrilevante. C’è una terza strada, ossia che ciò che importa è che si soffre, si soffre entrambi.

Triste? Forse. Ma leggete il libro e capirete che questa consapevolezza è l’unica cosa che permetterà alla gocciolina di cadere sul fondo della caverna o di evaporare.

 

Simona Sparaco, Nessuno sa di noi, Giunti 2012

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

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