Slavoj Žižek | In difesa delle cause perse

ogni storia è una storia del presente

Ci sono così tanti motivi per leggere Žižek che forse è quasi scontanto parlarne. Come, in una società come la nostra, non ha senso argomentare contro gli stupri. E se il paragone vi sembra un po' azzardato…be' andiamo con ordine.

in difesa delle cause perse_Sovra.inddDiciamo che voi, amici lettori, dovete dissezionare un corpo e potete scegliere due e soltanto due oggetti, cosa scegliereste? Se, ad esempio, scegliereste il bisturi e la sega (per poter aprire un cranio, supponiamo) dovreste abbandonare il microscopio… Forse avete capito dove voglio arrivare. Žižek prende la realtà (quella cosa che avviene ogni giorno) e decide che marxismo e psicanalisi sono i suoi strumenti di analisi. Perché, principalmente, non è vero che le ideologie sono finite, semplicemente la fine delle ideologie è un'ideologia come le altre…

In difesa delle cause perse è, se dovessi dirlo in due parole, il modo in cui Zizek squarcia il corpo del reale con quei due arnesi. E quando scrivo “squarcia” intendo proprio quelle scene da obitorio di CSI. Il problema è che ne viene fuori un'analisi molto profonda e straordinariamente convincente. Certo, convincente per alcuni, amici lettori, ma non per questo meno affascinante anche per il lettore più scettico.

Lo sport di Žižek è prendere i fatti e dire “non è come pensate, bensì l'opposto, oppure altro ancora” e il suo sforzo argomentativo si spinge oltre le classiche frontiere accademiche (diciamo accademiche-filosofiche-tradizionali) per andare ad analizzare i best seller di Crichton, oppure i film di Spielberg, ma anche 300 (a cui facevo riferimento la settimana scorsa)…

Quando l'ultimo gruppo di spartani sopravvissuto e il loro re Leonida vengono uccisi da migliaia di frecce, non vengono in un certo senso bombardati a morte da tecno-soldati che operano con armi sofisticate da una distanza di sicurezza, come oggi i soldati statunitensi, che premendo un bottone lanciano missili da navi da guerra a distanza di chilometri nel golfo Persico?

Si diverte a mettere in discussione ogni parte della nostra cultura pop… ma anche le nostre più basilari convizioni. Troverete frasi così (parte seconda, Lezioni dal passato):

Beati noi che viviamo sotto cinici manipolatori dell’opinione pubblica, non sotto i sinceri fondamentalisti islamici pronti a impegnarsi pienamente nei loro progetti…

La storia e il presente, non sono paradossali o ingarbugliati, vanno accettato con tutto il loro carico di presunti controsensi. Il terrore rivoluzionaro fa parte della rivoluzione francesce? Sì e basta, è il pacchetto completo. Una posizione difficile da sostenere, ma ora riguardate il titolo del libro. Fatto? Ok, continuate a leggere. Così come è impossibile pensare alla rivoluzione russa senza il 1919… quello che serve è il coraggio di ammettere la posizione di chi capisce che “se l'idea era questa, allora questo è il risultato”. Roberspierre era totalmente convinto del suo compito e non si è mai nascosto dietro a termini come “guerra preventiva”, come allo stesso modo (e provocatoriamente) per i fondamentalisti mussulmani è l'occidende e la sua corruzione morale il nemico da combattere ad ogni costo, senza giri di parole. Insomma, il periodo del Terrore era l'unico in grado di affermare la rivoluzione francese.

Scusate la digressione.

Alla fine del libro si rimane un po' confusi, e non perché non ci sia chiarezza o forza argomentativa, ma proprio per l'opposto. Se le cose stanno veramente come sostiene Žižek, allora non stiamo nemmeno andando alla cieca, ci vediamo benissimo e stiamo andando dalla parte opposta. Forse è per questo che viene definito il "filosofo più pericoloso d'occidente", oltre al fatto che è certamente il più famoso, perché è convincente, schietto, brutale ma al contempo ironico e simpatico. Che poi sono esattamente il motivo per cui Žižek è Žižek e non un altro paludato professore di filosofia europeo.

Finisco.

Parlando delle torture che gli USA infliggono ai terroristi di AlQuaeda per farli confessare, l'autore suggerisce una domanda da fare a chi sostiene che questo modo per estorcere informazioni non solo è necessario, ma segretamente lo si è sempre utilizzato. Ok, allora Žižek domanda: "ma allora perché ce lo state rivelando?". È un modo come gli altri che ha "il potere" per tenere "il controllo" oppure c'è qualcosa di più profondo?

C'è qualcosa di molto più violento, perché ora che lo sappiamo, le vittime di questa ammissione siamo noi che rimaniamo (tendenzialmente) inermi davanti a queste notizie e la accettiamo come uno dei termini del dibattito, che è come riaprire il dibattito sulla liceità o meno dello stupro… ok, ma in che modo possiamo uscirne? Non è che ci siano delle vere e proprie vie d'uscita, ma Žižek azzarda una sua proposta ridicola, partendo dal fatto che un certo Mohammed (un terrorista) ha resistito fino a 2 minuti e mezzo di waterbording…

e se parte della procedura per mettere alla prova i candidati alla presidenza degli Stati Uniti fosse la pubblica tortura del candidato? Un waterboarding dei candidati alla Casa Bianca,ì trasmesso in diretta a milioni di persone? Sarebbero qualificati per il posto di leader del mondo libero, coloro che riescono a resistere più a lungo dei due minuti e mezzo di Mohammed.

 Slavoj Žižek, In difesa delle cause perse, Ponte alle grazie, p. 640

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

3 Commenti
  1. Ci sono così tanti motivi per parlare di Žižek che forse è quasi scontanto commentare. (Ho copiato e cambiato come hai dichiarato a proposito di Bukowski ;o)
    Grazie per l’articolo, molto bello.