Sophie Kinsella | Dov’è finita Audrey?

Guardi una persona negli occhi e in un nanosecondo ti senti risucchiare l'anima. La sensazione è questa. Gli occhi degli altri sono senza limiti e per questo mi fanno paura. 

Ciao, mi chiamo Alessandra, e sono una lettrice compulsiva di Sophie Kinsella («Ciao, Alessandra» immagino risponderanno le piccole lettrici all'ascolto). Per questo motivo non ho saputo resistere alla tentazione di leggere Dov'è finita Audrey?, l'ultimo romanzo della scrittrice inglese uscito qualche settimana fa per Mondadori nella traduzione di Stefania Bertola

Prima di entrare nel merito, però, devo avvertire le fan della creatrice della saga di Becky Bloomwood che questo libro porta con sé una novità sostanziale: Kinsella, infatti, ha deciso di prendersi una pausa di riflessione dalla chick lit per scrivere il suo primo (e sicuramente non ultimo) romanzo young adult. Sì, avete capito bene: in Dov'è finita Audrey? non troverete traccia di shopping compulsivo e problemi di coppia, ma terrete per mano un'adolescente traumatizzata che cerca di rimettere insieme i cocci della propria giovane esistenza. 

dov-e-finita-audreyLa storia è presto detta: la protagonista Audrey è una quattordicenne che, in seguito a un episodio di bullismo femminile, soffre di disturbi d'ansia e non riesce a relazionarsi con persone esterne al suo nucleo familiare. Questo è il motivo per cui indossa sempre un paio di grandi occhiali neri, che rappresentano lo schermo grazie al quale può evitare di entrare in contatto con la gente. La ragazza è in terapia da tempo, ma le cose per lei iniziano a cambiare davvero solo quando il fratello maggiore Frank porta a casa l'amico Linus per parteciapre insieme a un torneo di videogiochi. Il ragazzo, infatti, riesce piano piano a entrare in sintonia con lei e a trovare il modo giusto per aiutarla a superare finalmente il trauma che l'ha costretta ad abbandonare la scuola e che la tiene da mesi imprigionata nella sua stessa casa.  

Cose che mi sono piaciute di Dov'è finita Audrey?:

  • Lo stile. È il classico usato da Kinsella, caratterizzato soprattutto dall'utilizzo di un registro molto colloquiale e dall'alternanza di testo narrativo e forme di espressione più originali. Le e-mail della banca e i resoconti della carta di credito lasciano qui il posto alla sceneggiatura del documentario terapeutico di Audrey sulla sua famiglia, ma il risultato non cambia: narrazione incalzante e lettura improrogabile sono garantite come di consueto. 
  • La famiglia di Audrey. È il principale strumento grazie al quale Kinsella riesce ad alleggerire le tematiche impegnative del libro. E in effetti si tratta di una famiglia davvero spassosa (vista dall'esterno, ovviamente): mamma Anne è una donna un po' nevrotica (con due adolescenti problematici e un quattrenne a cui badare come biasimarla, del resto) che crede religiosamente a tutto quello che viene riportato sul «Daily Mail»; papà Chris, invece, è il classico uomo d'affari spesso distratto e con un principio di sindrome di Peter Pan che cerca sempre di assecondare la moglie per evitare discussioni e mantenere almeno un'apparente serenità familiare. Per non parlare dei due fratelli di Audrey: il maggiore, già menzionato Frank, campione di videogiochi e di punchline, e Felix, un vero entusiasta della vita dall'alto dei suoi quattro anni suonati. 
  • Linus. Come tutti i personaggi maschili di cui si innamorano le protagoniste dei libri di Kinsella, anche Linus è adorabile e, come purtroppo sappiamo tutte, troppo perfetto per essere verosimile. Il fatto poi che riesca a sbloccare la situazione con Audrey scambiando con lei dei messaggi scritti con carta e penna (sì, come facevamo noi nel Novecento a mezzo Smemoranda!), beh, è proprio la ciliegina sulla torta. Non siamo ancora, ovviamente, ai livelli di Luke Brandon, ma datemi retta: il ragazzo si farà, gli serve solo del tempo. 

Devo ammettere che prima di iniziare la lettura di Dov'è finita Audrey? ero un po' prevenuta, ma mi sono bastate poche righe per capire che, nonostante i temi fossero diventati paradossalmente più impegnativi, lo stile e l'umorismo caratteristici di Kinsella erano rimasti gli stessi di sempre, e che come al solito non sarei riuscita a posare il romanzo prima di aver raggiunto l'ultima pagina. E così è stato. 

Sophie Kinsella, Dov'è finita Audrey?, Mondadori, 2015. 

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l'aria

1 Commento
  1. mi fa’ tanto piacere ricevere notizie’intelligenti’ su libri-arte-etc-…per quanto riguarda i libri però,chiederei,se possibile,aggiungere anche il numero di pagine ed il prezzo…farebbe comodo a me e credo, a tanti..grazie.