Stefano Grimaldi | Ho sposato mia suocera

Oggi il lavoro di mia suocera sono io. Passare le giornate a studiare il modo più raffinato per darmi fastidio.

Questa frase potrebbe averla detta mio padre e, tutto sommato, non ci è andato lontano. Qualche giorno fa, durante la fisioterpia, ha immaginato di avere il viso di mia nonna davanti, per stimolare il cervello a muovere il braccio. Non per una carezza, ovviamente. Ma per uno schiaffone. Di quelli belli, indimenticabili. E qualcosa é accaduto. Potere delle suocere.

Le suocere esistono e agiscono. Anche se non viste. Sono come silenziosi Viet Cong che strisciano, tessono la loro tela e quando te ne accorgi è, ormai, troppo tardi. Irrimediabilmente tardi. E quindi ti ritrovi con i mobili spostati, la macchina di un altro colore, le ferie programmate, le domeniche impegnate, i capelli pettinati in modo diverso e una scodella di sensi di colpa pesantissimi. Perché le suocere sono mamme, alla fine, e come le mamme sanno esattamente ciò che è giusto.

Una figura, quindi, ancestrale, tremenda e diabolica che si intrufola nella serenità coniugale e… alla fine ha ragione lei.

Stefano, lo pseudonimo – per ovvie ragioni – utilizzato dall'autore di Ho sposato mia suocera, si trova a combattere con la suocera. Con l'archetipo dell'essere che terrorizza mariti e mogli dalle più remote montagne della Mongolia fino alle assolate spiagge dei Caraibi, perché anche ai Caraibi esistono le suocere. Non è che siano tutto 'sto paradiso.
Una donna chic, spocchiosa, ingombrante, narcisista, tediosa, la suocera di Stefano, che non fa altro che intromettersi, facendo pesare la sua presenza e le sue opinioni ingaggiando una continua guerra (psicologica e non) fatta di appostamenti tattici con l'auto davanti al cancello, consigli per gli acquisti, parallelismi con uomini del passato, cambiamenti d'arredo, pellicce da alloggiare in caveau e molto altro. Robe che nella normalità farebbero ricorrere a un esorcista.

Ho riso molto leggendo queste pagine, divertenti e terrorizzanti allo stesso tempo. Leggere delle disgrazie altrui ha sempre un che di rassicurante ma sapere che potrebbe capitare anche a te cambia un po' la prospettiva. Certo, mia suocera è bella, brava e perfetta salvo quando decide si spostare collocazione agli oggetti senza dirtelo e dove una volta c'erano le posate oggi ci sono le tovaglie. Però, dai, mia suocera è bella, brava e tranquilla salvo quando infila santini a tradimento nei cassetti e nelle valigie facendomi esclamare ohibò San Francesco che ci fai tra il mio intimo, eh?! Nonostante questo, però, mia suocera è bella, brava e poco invadente anche quando esclama che a cena con noi viene anche lei. Punto.
Però voglio bene a mia suocera, perché è come una seconda mamma e di mia mamma ha gli stessi difetti. Perché ha le mie stesse ansie ma sa tranquillizzarmi. Perché ha le mie stesse manie e ce le critichiamo a vicenda. Perché mi ricorda che quando ami qualcuno ti tocca prenderti tutto il pacchetto.

E poi, comunque, ci si può sempre trasferire molto lontano.

Stefano Grimaldi scrive pagine divertenti, rapide e pungenti. Una sorta di manuale di sopravvivenza che ci ricorda che c'è sempre qualcuno che sta peggio di noi. Magari è bigamo. Magari di suocere ne ha due, per parafrasare Winston Churchill.

Stefano Grimaldi, Ho sposato mia suocera, Las Vegas Edizioni 2015

Mareva Zoli

Pretende di essere sopra la media delle persone ma, in realtà, è una cialtrona.
Parla poco. Scrive molto. Legge ovunque. Fa cose e non vede gente.

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