Stefano Lorenzetto | Visti da lontano

Il cavaliere è un talent scout (M. Gelmini)
Ma lei non è mai stato bambino?
(G. B. Guerri)

Giulio Andreotti fa parte dell’Ordine dei giornalisti dal quarantacinque. Io non lo sapevo. Un po’ perché la parola Ordine maiuscola mi riporta principalmente alla Fenice ormai, un po’ perché sono ignorante. Si dà il caso che poi Giulio abbia pubblicato Visti da vicino e così, anche un po’ per questo, Lorenzetto ha scelto il titolo Visti da lontano. Una raccolta di interviste a personaggi abbastanza noti, appartenenti ai mondi più disparati e provenienti da universi assai diversi, ma tutti di carne ossa e vanità.

Pare a un certo punto tutta una questione di vanità infatti, ve ne accorgerete dall’introduzione se è per questo. Vanità di tutti e vanità di nessuno, dilagante nella società, esponenziale nella scopofilia e nell’esibizionismo, corsivo mio, di questa società un po’ abbruttente. Il punto è forse che questa vanità esiste e in tutti, ma ognuno se la vive come gli pare. C’è Silvio se ne va in giro con il tampone di fard nascosto nel fazzoletto, Giulio sempre lui era in ogni dove come il prezzemolo e la tale giornalista che andava a pranzo con un sacco di gente dai nomi grossi. Noi da fuori la vediamo in un modo, loro da dentro in un altro e poi alla fine ognuno ha la sua vita e Lorenzetto non cambierebbe con nessuno la sua.

Nemmeno io cambierei la mia con la loro, già a pagina due della prima conversazione; un po’ perché la mia mi piace un po’ perché la loro a volte, come dire, è la loro. Non vorrei mai essere José, il factotum di Corona. Non vorrei neanche mai essere Josè con un orologio da più di dodicimila euro e factotum di Corona, un tizio con la Bentley bianca noleggiata che cerca di convincermi della purezza di certi sentimenti o di come sia elevato il numero di suoi adepti su facebook. O Giovanni Allevi, che non si capisce bene se sia un flop o un Dio ma comunque usa Garnier Hydra ricci, in caso ve lo stiate chiedendo. Obbligata a scegliere opterei per la Gabanelli, occhi di Putin (ma a voi sembra un complimento che non colgo?), sega all’esame di giornalismo (chissà che davvero una domanda sulla serrata segni il limite tra giornalista e non?!).

Di certo non la Moratti che fa le ronde salva Milano a quanto pare (faceva, anzi) o la Carfagna così alla cieca dato che la sua intervista l’ho saltata in attesa della giusta predisposizione d’animo o Caprarica che in tv mi piace tanto e allora mi ricorderò il dettaglio delle cinque seicento cravatte che possiede ignorando il resto che tanto l’ho scordato.

Per ogni intervista il nome del personaggio e un titolo. Accanto al nome di Mariastella Gelmini figura “La mamma del governo”. E prima di avvertirvi che se avete trentanni per Oliviero Toscani la vostra creatività è spacciata, vorrei condividere con voi questo:

Deve promettermi che questa sarà un’intervista rivoluzionaria

Tutto quello che vuole, ma rivoluzionaria in che senso?

Nel senso che lei non riuscirà a farmi parlare male di tutti, come succede nelle interviste.

Non nelle mie.

Qui proveremo a parlar bene di qualcuno.

Per esempio?

Di Silvio Berlusconi. Sta un chilometro avanti a tutti. Un caterpillar.

La notizia qual è?

Lo vogliono ammazzare, questo mi pare chiaro. Ma lui rimane al centro dell’agone politico. Da 16 anni nessuno riesce a schiodarlo da lì […] E più lo combattono, più lo rafforzano. Ben venga la guerra a Berlusconi, tanto alla fine ne esce sempre vincitore

(Intervista a Maria Stella Gelmini)

Ecco.

Non è che qualcuno di voi mi sa spiegare il significato di ircocervo?

Visti da lontano, Stefano Lorenzetto, Marsilio 2011

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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