Steven Amsterdam | Ritratto di famiglia con superpoteri

Non avrebbe più cercato di ricordare quali storie erano vere. I desideri degli altri sarebbero rimasti fuori dalla sua giurisdizione. Quella era la libertà di cui aveva bisogno. Bastava un solo pensiero, e lo si poteva fare.

Da bambina il superpotere che avrei voluto più di ogni altra cosa era il teletrasporto. Non avevo un amico immaginario e non lo volevo. E sì che ero figlia unica e quindi stavo spesso da sola. Mio cugino avrebbe voluto volare, si piazzava sul quarto gradino che saliva al primo piano e si lanciava sul divano muovendo le braccia. Io volevo chiudere gli occhi e pensare di essere al mare, poi riaprirli ed esserci davvero.

I superpoteri sono quelle cose che i comuni mortali sognano sempre, e il motivo è principalmente perché sappiamo di non poterli avere.
Il punto è: cosa faremmo se li avessimo davvero?

Steven Amsterdam, in Ritratto di famiglia con superpoteri (Isbn edizioni), fa una cosa bellissima: racconta una famiglia, le loro dinamiche così simili alle nostre, e dona a ogni componente un superpotere. Lo fa con naturalezza, come se non ci fosse niente di strano, come se fosse l’unico destino naturale per ognuno di loro. E loro, i personaggi, li accettano, li prendono, li provano a dominare, ci fanno amicizia, provano a conviverci.

C’è chi tiene il proprio superpotere per sé, chi lo vuole condividere con gli altri, chi capisce che forse non è così bello come sembra, chi vuole cercare la fama, chi se ne sta lì, senza farsi troppe domande, cercando di usare quel dono il meno possibile, quasi a non volerlo sciupare.

Tra salti temporali e luoghi diversi, ecco questa famiglia crescere a distanza, ognuno con il proprio dramma e la propria felicità. Amsterdam racconta di loro, uno per volta, un tassello di fila all’altro, fino a completare un mosaico, dove tutto torna e si riunisce attorno al personaggio probabilmente più bello e toccante dell’intera storia, che abbraccia tutti gli altri cambiando la loro storia, trasformando il loro passato per rendere il presente più dolce.

Una serie di visite aveva riempito gli anni di vuoto, per cui gli abbracci stavolta erano normali. L’unica forza in più era quella solita, che nasceva dall’infinita speranza umana che sarebbero tutti vissuti abbastanza a lungo da riabbracciarsi in un altro pomeriggio.

Steven Amsterdam, Ritratto di famiglia con superpoteri, Isbn Edizioni, 2012.

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po’ ufficio stampa, un po’ co-direttore editoriale.

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