Timur Vermes | Lui è tornato

Davvero, se dovete leggere un solo libro, leggete Lui è tornato. Mi mancano altri 5 mesi di letture, ma credo che difficilmente questo libro verrà superato. 400 e passa pagine, che si fanno leggere tutte d’un fiato!

31kDb+Em0oL._La domanda di fondo è semplice: se Hitler tornasse ce ne accorgeremmo? E la risposta è ancora più spiazzante della domanda: no. Un giorno Hitler si risveglia nella Berlino del 2011, la gente crede che sia un comico. No, è Hitler.

Perché vediamo quello che ci piace vedere, ma soprattutto perché Hitler era uno che sapeva ascoltare. Nel libro si ride di gusto ma è quella risata amara (credo che si chiami risata verde) data dalla consapevolezza di ciò che è stato. Si fa un brindisi e uno dice "Per Hitler" e tutti "Seigh Heil". Peccato che Hitler pensa sia vero, e loro stanno veramente brindando a Hitler con Hitler.

In tutto questo paradossale tripudio filonazista, è importantissimo che l’autore sia tedesco, perché ha ben chiara la materia. Il corrispettivo di un libro così non potrebbe mai essere scritto in Italia, e questo dipende anche dal fatto che la nipote di Mussolini siede in parlamento. Ma un libro così non potrebbe nemmeno essere scritto da un americano, proprio per quella faccenda della consapevolezza (l'idea che un popolo ha di se stesso, quelle cose lì).

Se non capisci il popolo tedesco non puoi parlare del Fuhrer. Badate bene, non sto dicendo, né il libro suggerisce, che i tedeschi siano proni ad un ritorno del nazismo. Sto dicendo che spesso qualcuno dice una cosa seriamente e la gente pensa “è una battuta”. No, non è una battuta, è Hitler.

Se vi interessa sapere che cosa guardarebbe Hitler in tv, che suoneria utilizzerebbe per il cellulare e che fine farebbe all’oktoberfest, beh, questo è certamente il vostro libro. Anche se credete che i Griffin facciano ridere, leggete questo libro per ricredervi (santodio!).

Ed è per questo che quando nei Griffin, Peter scherza su un programma televisivo di Hitler (o su Anna Frank) noi non possiamo che dire “buuu”. Perché non basta mettere Hitler fuori contesto per far ridere, così sono capaci tutti. Senza contare che così si genera una risata fascistoide (ridere con il carnefice delle vittime).

Hitler sapeva ascoltare, per questo piaceva. Nel libro lo si capisce chiaramente, è capace di seguire i consigli che gli vengono dati per poi trasformarmi in sue idee. Questo è terribile, ma credibile. Ed è ciò che lascia più spiazzati: pagina dopo pagina Hitler diventa sempre più vero, attuale ed amichevole. "Oh diamine" mi sono detto "sto diventando un nazista".

Ovviamente l'affronto peggiore che puoi fare ad un politico è non ascoltarlo, l'Hitler del romanzo lo sa esattamente. Sa anche che l'altra cosa peggiore che può fare un politico a te è non ascoltarti. L'alchimia di questi due momenti rende Hitler una potentissima macchina da guerra della comunicazione politica, tanto sui massmedia (tv, giornali…) quanto sui newmedia (youtube, smartphone, e-commerce…). Il libro finisce con una cinquantina di pagine di note in cui l'autore spiega cosa Hitler pensa e a cosa si riferisce. È un ottimo modo per terminare un libro che quando arriva all'ultimo capitolo ci lascia con la sensazione di vuoto e desolazione pari a quella di una season finale di Breaking Bad.

Timur Vermes, Lui è tornato, Bompiani, 18,50€ (ma sicuro che lo trovate scontato)

Menzione d'onore al traduttore, F. Gabelli. Bravò, non una parola fuori posto.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

7 Commenti
  1. io l’ho letto, mi ha divertito, mi ha fatto pensare, insomma mi è piaciuto, ma…
    secondo me, è stato scritto (soprattutto) per un pubblico tedesco, nel senso che ci sono un sacco di riferimenti a personaggi politici e dello spettacolo che fanno parte della realtà tedesca e che noi (non tedeschi) non conosciamo.
    al netto di ciò, ripeto, il libro è (senza dubbio) godibile.

  2. Sì, ma al di là dei riferimenti tedeschi, ha una potenza fuori dal comune, secondo me.

  3. Torno su questo articolo perché a distanza di settimane dalla lettura del romanzo mi sono accorto di uno strano fenomeno: ogni volta che adesso vedo Hitler in TV o altrove provo un po’ di simpatia e sorrido. L’altro ieri mi è successo per l’ennesima volta e subito dopo c’era l’immagine agghiacciante di un bambino denutrito, in fin di vita, vittima della sua ferocia. Mi ha scosso molto.

    Ovviamente non voglio dare un giudizio moralistico sul libro, senza il quale tra l’altro non avrei nemmeno mai approfondito alcune questioni; è solo uno spunto di riflessione, credo importante.

    Sta succedendo anche a voi?

  4. Il problema di fondo è proprio questo, secondo me. Cioè che Hitler sia diventato POP, che piaccia. NOn tanto lui o quello che ha fatto, ma l’immagine che ne diamo giocando con la sua vera immagine.

  5. Sì, sono d’accordo. Però è anche vero che l’autore ti fa provare un’empatia tale da spingerti quasi a stare dalla sua parte bypassando (nel mio caso) la comprensione del fenomeno.

    Secondo me la soluzione è leggere molto. Perché se affiancato per esempio alla vasta letteratura sul tema prodotta dalle vittime, allora questo libro e lo sforzo di immedesimazione e interpretazione che ci sono dietro diventano preziosi.