Tito Faraci | Death Metal

«Ci ho pensato, sai? Sei il più pericoloso. Il più cattivo. Ammazzo te subito.»

Scordatevi della soleggiata giornata di oggi, delle vacanze appena concluse e delle rassicuranti mura di casa e ufficio: guardate il booktrailer, perdetevi nella copertina e immergetevi assieme a noi tra le nebbie dell'Oltrepò pavese e quelle, altrettanto dense, del death metal. Di Death Metal.

In questo libro il metal è un elemento chiave, ed è davvero indescrivibile il godimento che un lettore può trarne avendo qualche rudimento in materia. Ma tranquilli, non vi è certo bisogno di essere dei metalhead DOC per apprezzarlo. Vi basti sapere ciò: più di altri, altrettanto pregevoli, generi musicali, quello della musica metal va patito, esperito, sofferto. Per chi ascolta metal, la musica diventa famiglia e maestra, un vero e proprio culto che accoglie i suoi adepti in un abbraccio morbido come la pelle del classico chiodo. Il metal non si ascolta, il metal si vive. L'autore, questo, lo sa e descrive perfettamente.

Ma torniamo alla storia.

Death Metalsmall.jpgGli Snake God Hunters sono una band metal pugliese, il cui nome è un omaggio ai culti delle divinità-serpente; una band promettente, molto promettente, e a sottolinearlo non è solo Kerrang!, uno dei settimanali musicali più rinomati per quanto riguarda il genere, ma anche la loro partecipazione all'Oltrepò Death Festival, concerto nel quale suoneranno come gruppo spalla dei Tiamat.

I Tiamat! Per cinque ragazzi come loro, un onore simile è un sogno, un vero sogno. Ed eccoli lì, su un furgoncino scassato, mentre si arrampicano lungo lo Stivale per raggiungere la meta e l'agognato palco.

Purtroppo i sogni, si sa, hanno vita breve (e qui parliamo di death metal, per antonomasia di vita ce n'è poca): qualcosa accadrà, qualcosa che cambierà il corso degli eventi, spegnendo la luce e accendendo le ombre. È il risveglio di una forza sopita, acquattata da tempo in uno di loro, celata dalle felpe col cappuccio e sovrastata dai giri di chitarra e basso. Ma è lì, è sempre stata lì, quieta ma vigile come un cane da guardia a riposo.

nulla servirà la nebbia delle valli pavesi, sapiente custode di segreti che nessuno vorrebbe sapere; questa è una forza che non si può celare. Non per molto, non per sempre. Ed eccola infatti pronta a tornare; più potente di un riff di Azagthoth, più veloce di Dave Lombardo, in un crescendo di inquietudine al quale sarà impossibile sottrarsi.

Per ovvi motivi, al metal viene spesso associato il colore nero, e questo libro, ansiogeno e calamitante come i film horror di una volta, non è da meno: c'è tanto, tantissimo nero in Death Metal. Ma il motivo va ben oltre al monocromatismo del classico vestiario da metallari: è il nero che alberga dentro di noi – in alcuni più che in altri –, in quel punto dove fatichiamo a scrutare; un nero che non stinge in lavatrice né sbiadisce. È anche il nero dei segreti, segreti mutaforma che prendono le sembianze di persone qualunque e apparentemente innocue. È il nero del buio, della paura. E state pur certi di una cosa: non può esserci paura più grande di quella che possiamo avere di noi stessi.

Just like a snake I'm slithering
Thru my world divine
And like the cat I'm stalking
I'll take your soul and You'll
Be like me
In emptiness, free

Just bow to me faithfully
Bow to me splendidly

(Gof of Emptiness, Morbid Angel)

Death Metal, Tito Faraci, Piemme Freeway 2013

Silvia Dell'Amore

Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo; io dico che lo farà il cioccolato.

9 Commenti
  1. … io mi ricordo un Tito Faraci che scriveva (o disegnava… sorry, son passati gli anni…) su Dylan Dog… è lui?