Ugo Cornia | Sono socievole fino all’eccesso

Mi sono innamorata di René Magritte grazie alla mia professoressa di storia dell’arte del quinto anno dell’istituto tecnico che frequentai durante gli anni incerti dell’adolescenza. Probabilmente me ne sarei innamorata comunque e avrei scelto in ogni caso la facoltà di Beni Culturali ma, col senno di poi, sono certa che senza di lei non mi sarei mai messa su quella strada soprattutto se non avessi detto sì a una gita improvvisata (e non obbligata) a Palazzo Reale, a Milano, dove nella primavera del 2009 era stata allestita una mostra dedicata al pittore surrealista belga che ancora oggi, a distanza di alcuni anni, rimane sul podio dei miei artisti preferiti.  A colpirmi, però, non furono solamente le tele esposte bensì le parole della mia professoressa che con la sua passione e amore per l’arte cercò di spiegarci l’unicità e la meraviglia del tratto di René Magritte tanto da renderlo così unico e speciale fra i molti volti dell’arte contemporanea. Questa introduzione è per dirvi che Ugo Cornia sta alla mia professoressa di storia dell’arte come Montaigne sta a René Magritte e che Sono socievole fino all’eccesso è un libro che proprio non vi dovreste  perdere.

Sono-socievole-fino-alleccesso Non avevo mai letto nulla di Montaigne se non qualche estratto disseminato qua e là eppure, ora, mi pare lo scrittore – filosofo che meglio conosco. Ciò è proprio merito di Ugo Cornia e di Sono socievole fino all’eccesso – Vita di Montaigne, l’ultima opera dello scrittore modenese pubblicato da Marcos y Marcos nella collana Il mondo è pieno di gente strana diretta da Paolo Nori. E Montaigne si può certamente definire una persona fuori dalle righe: odiava gli eventi mondani (lui, che era stato addirittura nominato sindaco di Bordeaux); non si stancava mai di conoscere e viaggiare (tanto da voler sfruttare la sua calcolosi renale per girare l’Europa centro-meridionale per un anno intero facendo tappa nelle sedi termali più famose in Italia e Svizzera). Ugo Cornia ci descrive una persona dai mille interessi ma soprattutto curiosa, della gente e del mondo.

Sono così assetato di libertà che se mi fosse proibito l’accesso in qualche angolo delle Indie, vivrei in un certo modo meno a mio agio. E finché troverò una terra o un cielo libero altrove, non marcirò in un luogo dove mi debba nascondere.

In Sono socievole fino all’eccesso il racconto della vita di Montaigne si alterna a estratti di famosi saggi del filosofo stesso la cui capacità è quella di saper spaziare tra le più diverse (e soprattutto ancora attuali) tematiche senza mai risultare banale o superficiale.  Ugo Cornia porta fra le pagine di questa speciale biografia i pareri di Montaigne sulla morte, sulla tortura, sull’importanza di vivere la propria vita nel migliore dei modi ovvero occupandosi di ciò che si ama con tutti se stessi.  Si racconta, poi, della perdita del caro amico La Boétie, la cui morte segnò profondamente l’animo dello scrittore francese. Ma il soggetto più caro, e al quale Ugo Cornia dedica diverse pagine, è certamente il viaggio.

Il viaggiare mi sembra un esercizio giovevole. L’anima vi si esercita continuamente notando le cose sconosciute e nuove; e non conosco scuola migliore, come ho detto spesso, per la formazione della vita, che presentarle continuamente le diversità di tante altre vite, opinioni e usanze, e farle assaggiare una così continua varietà di forme della nostra natura.

Le parole di Ugo Cornia prendono per mano il lettore e lo accompagnano nel mondo di Montaigne senza alterarlo né interpretarlo, semplicemente raccontandolo nel modo più naturale possibile con lo stesso spirito con il quale il Montaigne sofferente decide di partire per l’Austria, la Svizzera e l’Italia nonostante la salute incerta e vacillante. Ed è l’entusiasmo dello scrittore modenese, così come quello della mia professoressa di storia dell’arte di alcuni anni fa, a trasformare un personaggio storico in una persona fatta di sogni e di paure. Sono socievole fino all’eccesso, quindi, può essere la prova di come i grandi uomini, spesso idealizzati tanto da sembrare così lontani da noi, siano stati invece molto umani tanto da voler semplicemente godere dei piccoli ma grandi doni della vita.

Cosa sono questi piccoli piaceri naturali? Respirare, stare nella luce, passeggiare. Vivere.

Ugo Cornia, Sono socievole fino all'eccesso, Marcos y Marcos. 2015.

Nellie Airoldi

Cresciuta in campagna in mezzo ai libri e ai taccuini, ha imparato che nella vita si conosce una persona solo quando la si porta ad un aperitivo perché, diciamocelo, davanti ad un buon vinello nessuno può mentire, soprattutto se vicino c'è anche una fetta di polenta.

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