Una pagina di storia e altri racconti | Romain Gary

Ci sono cinque brevi storie in un mondo di personaggi: c’è il conte N., diplomatico tormentato da una malsana ricerca della perfezione artistica e formale di inspiegabile origine; c’è S., collezionista d’arte costretto a fare i conti con la scoperta che il capolavoro della sua collezione “privata” (non propriamente un’opera d’arte nel senso convenzionale del termine) è un falso; c’è Kopfff, ex SS votato ciecamente a una Causa distruttiva di cui sarà vittima; c’è il Protettore della Serbia, preoccupato del disordine che le anime libere delle vittime del nazismo stanno sicuramente provocando nell’aldilà; e poi ci sono la ragazza bionda e l’uomo con la valigia, tra le macerie di una città innevata. 

una_pagina_di_storiaSe La vita davanti a sé fosse conosciuto ancora oggi come frutto del genio di un tale Émile Ajar, neppure un lettore esperto, alla luce del confronto con la raccolta Una pagina di storia, riuscirebbe a intuire la comune paternità delle due opere. E non a caso, del resto, perché Roman Kacew (cioè Romain Gary)  era uno che sapeva il fatto suo, pratico del gioco mistificatorio al punto da riuscire a vincere per ben due volte il Prix Goncourt – caso unico nella storia – grazie all'espediente della pubblicazione sotto pseudonimo.
Non c’è traccia dunque della banlieue parigina popolata da prostitute e bambini indesiderati in questi racconti scritti nel 1960, estrapolati dal più vasto Les oiseaux vont mourir au Pérou e ancora tutti pervasi dalle atmosfere delle recenti esperienze di guerra e diplomazia.
La chiave di lettura di queste storie dai tratti ora surreali ora derisori si trova nell’attenzione all’uomo in quanto tale, alla sua natura velleitaria e illusoria che viene smascherata e stigmatizzata nel suo aspetto più debole: la vanità. Questo è infatti il filo rosso che attraversa le vicende di personaggi tanto eterogenei, ciascuno dei quali si trova a fare i conti a suo modo con l’impossibilità della propria realizzazione, al di là delle apparenze.

Esempio esaustivo, se la frustrazione artistica del diplomatico trova risposta e soluzione alla fine de Il liuto – tanto che proprio il conte N., paradossalmente, è l’unico personaggio di quella galleria di “fenomeni umani” che inaugura a essere effettivamente riscattato – la condanna del miserevole ricade come un riflesso sulla moglie, sacrificatasi per costruire l’immagine ideale e sociale del marito, frustrandolo nel tentativo di proteggerlo:

Era pronta ad andare fino al limite della sua tenerezza e della sua abnegazione. Nella sua lotta per l’onore era disposta a giungere al culmine dell’umiliazione.

Vana dunque è la sua lotta, come vane sono le cause dei protagonisti di Grandezza e nobiltà e del racconto che dà il titolo alla raccolta, in questi casi deformate sempre più fino ai limiti del grottesco, o l’ossessione del collezionista S. per l’autentico, grande utopia dell’essere umano.

Se l’autentico lo si cerca nel prossimo, poi, lo scacco è inevitabile. 
In questo senso il racconto che più di ogni altro condensa lo spirito della breve raccolta è Gli abitanti della terra, che significativamente la conclude. Nel quadro malinconico della ragazza divenuta cieca per aver osservato gli orrori della guerra e del misterioso accompagnatore che le dipinge un mondo colorato mentre sostano nel grigio delle macerie, si esprime la desolazione della condizione dell’uomo, ostinato a confidare nelle sue false convinzioni. E se questa fede riguardava prima valori convenzionali come l’onore, l’autenticità, la guerra, in questo racconto assume un senso più generale e toccante:

Noi, gli uomini, non siamo ancora arrivati, ci limitiamo a partire, e poi ad andare avanti, un giorno si diventerà di sicuro qualcuno. Ho fiducia nel futuro.

Una fiducia dal retrogusto alcolico che rende ciechi tanto quanto la visione dei mali del mondo.

Ci sono cinque brevi storie in un mondo di personaggi: ognuno incarna un volto diverso di quella speranza che «non è che un’astuzia di Dio per incoraggiare gli uomini a sopportare nuove sofferenze» (Educazione europea) e che forse rappresenta più di ogni altra cosa il vero mistero della natura umana. Quello che anima tutta l’opera di Gary.
 

Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti, traduzione di Riccardo Fedriga, Neri Pozza, 2014, 110 p., 11 euro

 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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