Una specie di solitudine | John Cheever

Una specie di solitudine di John Cheever (Feltrinelli, 2012) è un libro vivo. Qui dentro c'è un cuore che batte, un uomo che si consuma d'amore per la vita, per la letteratura; è il diario di uno straordinario scrittore che per tutta la vita non ha mai smesso di scrivere la vita.  

solitudineIn inglese il libro s'intitola semplicemente The journals of John Cheever. Dagli anni quaranta fino alla sua morte nel 1982, Cheever ha annotato la vita in modo brutalmente onesto. John Cheever è intento in un dialogo con la sua solitudine; non esistono lettori, critici, nè gli occhi indiscreti del mondo. Queste pagine raccontano tutto: i sogni, le difficoltà, la povertà, l'amore, i dubbi e le incertezze di uno scrittore.

Prima del 1958, anno in cui riceve il National Book Award per il primo romanzo, Cronache della famiglia Wapshot, Cheever non sa se riuscirà ad essere fedele alla vita o alla letteratura; non sa se riuscirà a mantenere la famiglia, non sa come soddisfare la sua enorme fame d'amore. Senza temere il giudizio e la condanna dei posteri, confessa ogni più intimo pensiero, si mette a nudo, tra la sua anima tormentata e il mondo ci sono soltanto le parole. Cheever dubita di tutto, ma non dubita mai dell'amore profondo per la vita. La sua è una lotta spietata tra lo scrivere e il vivere.

La spregevole piccolezza, la mediocrità del mio lavoro, il disordine delle mie giornate, queste sono le cose che mi rendono difficile, per usare un eufemismo, alzarmi la mattina. Quando parlo con la gente, quando sono in treno, la vita sembra possedere una bontà apparente, di superficie, che non ha bisogno di essere messa in discussione. Quando passo sei o sette ore al giorno alla macchina da scrivere, quando cerco di farmi passare il mal di testa etilico dormendo su una poltrona rotta, finisco col mettere tutto in discussione, me compreso. Arrivo a conclusioni insopportabili, morbose, per la metà del tempo vorrei morire. Devo trovare un equilibrio tra lo scrivere e il vivere.

Annota nei suoi diari, giorno dopo giorno,  la vita che pulsa e non lascia niente sul ciglio della strada. Ogni istante è avvolto in parole esatte, dolorose, ma soprattutto vere:

I  meri fatti possono essere capiti solo attraverso un tentativo lungo una vita di non mascherare nulla, di non nascondere nulla, di scrivere di quelle cose che più sono vicine al nostro dolore, alla nostra felicità; di scrivere della "profondità dello scoraggiamento (…) della disperazione.

Lo scrittore osserva tutto da una prospettiva speciale. Cheever è un infiltrato, una spia, un occhio critico:

Non sono nato in una vera e propria classe sociale, e ho preso la decisione, presto nella vita, di infiltrarmi nella classe media, come una spia, in modo da avere una posizione d'attacco vantaggiosa, ma ogni tanto sembro aver dimenticato che sono in missione e prendo sul serio il camuffamento.

Una specie di solitudine è un libro colmo di gioia e disperazione, illuminazioni e buio. Un'altalena di emozioni, amori, umori. Cheever scrive parole di cui abbiamo, e avremo sempre, un disperato bisogno; ha il candore della purezza perché cerca la verità anche nel buio, senza timori, perché dice Cheever 

non dovrebbe esserci niente di cui preoccuparsi se si dice la verità.

John  Cheever, Una specie di solitudine, Feltrinelli, 2012

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

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