Valeria Parrella | Troppa importanza all’amore

Tienimi alla giusta distanza da quelli che amo, Dio, cazzo.​

Ma mo che vuoi da me alle quattro del pomeriggio? 
Accompagnarti a casa.

Siamo continuamente altri modi di noi. 
E poi siamo tutti contaminati. Ognuno a modo suo. In infinite declinazioni, tante quanti sono gli altri modi di noi. Da questo fatto, si può anche parlare d’amore. Mi è parso così, leggendo Troppa importanza all’amore.

In questo libro troverete consapevolezza, Dio, esseri umani, i loro corpi, altri modi degli stessi esseri umani e dei loro corpi. Il tutto partorisce la questione dell’amore. Non il contrario.

Otto racconti. Personaggi tridimensionali. Gesti e comportamenti rotondi. Nel primo, una donna che non è mai stata brutta. Nel secondo, una suora che non è fatta dall’abito. Al numero tre, Buddy che vede i morti dentro le persone che camminano. Nel quarto, una donna vuole imparare a mangiare il pesce. Nel quinto, un uomo conta fino a sessanta in modo negato rispetto alla vita. Nel sesto, la vista su un castello. Nel settimo, lo stordimento che divora gli equilibri relazionali. Nell’ultimo, gohonzon e cartelle cliniche per una ragazza alla sua ultima vita. 

C’è questo mischiarsi del corpo con le emozioni, questo rimmel che sta sulla pelle per qualcuno, quello sguardo sul culo che “da qualche parte, sotto la vita, c’è la vita”, quei silenzi tra due corpi attaccati che sono il lusso di chi condivide il più possibile. Se penso a questo libro in termini di immagine vedo una faccia, anzi una guancia con delle emozioni che colano dai pori, scivolano liquide sulla pelle. Rivoli dalle pagine. Una roba concreta.

A me piace pensare per immagini. Mi piace anche usarle per spiegare un pensiero o un sentimento. Mi piace perché mi aiuta a trasformare in una forma concreta (seppur immaginata, quindi non necessariamente reale) un concetto astratto. Mi piace parlare di un faro puntato in faccia per dire il disagio, molto banalmente, per esempio. Mi piace leggere un’azione, semplice, di qualcuno o mia, per collezionare indicazioni. Se poi c'è chi sa farlo magistralmente, allora ringrazio. Io ci ho letto questo. 

troppa_importanza_all_amoreHo letto e ho pensato che spesso nella narrativa, nella tradizione, nelle favole c’è questo fatto della formula per bene dell’amore, quello Altisonante. Quello che è potenzialmente un disastro se si accumula nell’immaginario nutrendolo in modo errato. Quello che funziona come rappresentazione altra. Perché una cosa è l’astrazione nutritiva, un'altra il modo di portare il sentimento. Secondo me è in questa differenza che mi sono innamorata del libro. Il discrimine tra il termine in senso linguistico, un sostantivo di riferimento, e il termine in senso di misura, ognuno se lo abita un po’ come gli pare, con o senza dissonanze di forma. E qui siamo. Nel modo quotidiano, mentale, fisico, di carne, di spirito, di aspirazioni.  Prende questi personaggi da una distanza, da un’angolatura che gli vedi il sangue nelle vene. Tutti quelli dentro a questo libro sentono, e lei li fa sapere in qualche modo. Con una specie di consapevolezza un po’ strana e stordente. Tutto questo partorisce l’amore sul tavolo. Non il contrario. L'amore che finisce con la troppa importanza. C’è da dire uno spaccato, effettivamente, dell’essere umano nel suo svolgimento dell’amore, perché spaccato è proprio la parola che funziona per spiegare lo svolgimento di questo libro. Questi racconti sono punte di spillo che arrivano dirette. Sono gesti “immaginati”, talmente aderenti. Parole, immagine, spillo.

Ecco, quindi, la mia dichiarazione d’amore a lei, che invece di trattarlo come un sostantivo in trasparenza, qui c'è quanto davvero la finzione può rendere reale qualcosa. Ci si innamora. Ci si scoccia. A volte fa schifo a volte no. Ma è un fatto. Il sostantivo indossato, l’immaginario agito. 

Poi. Se c’è un’altra cosa che amo della Parrella, del mio modo di leggerla almeno – perché sì, amo tutto quello che ho letto da lei scritto, seppur in modi e intensità diversi – è che non c’è lo strascico. Le questioni sono schiette. Se ci dev’essere sofferenza c’è la sofferenza, se ci dev’essere malinconia ci sta la malinconia. Nessuna deviazione: non c’è lamentoso dolore, non sentimentalismo ma sentimento. E questa scrittura non si perde mai, mai. Quasi diventa lei, la Scrittura, il concetto astratto di sé.

Anche il sole avanzava, allora chiusi gli occhi e rimasi così, senza alcun peso: scoprivo che alla festa siamo tutti invitati a partecipare, ma quello che più importa è come ti senti il giorno dopo.

Si è persone come un sacco di persone che danno troppa importanza all’amore. 

Forse, tutti quelli che sono poeti per qualcuno.

Valeria Parrella, Troppa importanza all'amore, Einaudi, 2015.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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