Vanni Santoni HG | Terra ignota 2 — Le figlie del rito

Ci sono due modi per leggere Terra Ignota 2 — Le Figlie del rito. Uno (quella che dà meno soddisfazione) è di pensare di avere a che fare con un classico romanzo fantasy. L’altro, invece, consiste nell'avere la consapevolezza di trovarsi di fronte a un’opera figlia del suo tempo che richiede — per essere compresa e apprezzata appieno — il tenere a mente numerosi topoi narrativi contemporanei transmediali.

Vanni Santoni realizza, cioè, quello che alcuni hanno già definito fantasy postmoderno e che non è altro che un melting pot in cui argomenti tipici del fantasy più classico (esaltazione della amicizia, rapporto dell’uomo con la natura, contrasto tra bene e male) sono mescolati a nuove e diverse tematiche care ai manga e agli anime shōnen (la scoperta di sé, la crescita continua dei poteri attraverso l’allenamento, l’amico di infanzia che diventa nemesi).

Tenendo a mente questi presupposti, si possono apprezzare sin da subito, nel libro, le influenze ed i richiami ad opere shōnen, come Hokuto no Ken (Ken il Guerriero), Saint Seya (I Cavalieri dello Zodiaco), Le bizzarre avventure di JoJo e Dragon Ball.

Avendo a mente questi riferimenti, non ci si può dunque non appassionare alle vicissitudini di Ailis e delle alte Figlie del Rito, e non si può restare immuni al fascino, oscuro e negativo, di un altro personaggio, che non vi svelo per non rovinarvi la lettura, ma il cui ruolo si trasforma dall’essere alleata e amica a quello di vera e propria nemesi inarrestabile.

Terra-ignota-2-–-Le-figlie-del-ritoSenza voler anticipare nulla nella trama, mi sembra che in essa vi siano invece chiari riferimenti a La Tempesta di Shakespeare, non solo per la tematica del sogno, ma anche per quelle della riconciliazione con la propria natura e della rinuncia al controllo su di sé e sugli altri. Solo attraverso tali strumenti si può raggiungere la pace e, con essa, la possibilità di sognare una nuova era.

La trama si dipana velocemente: se dovessimo trovare un difetto nella prosa dell’autore, esso starebbe forse proprio nella eccessiva speditezza con cui l’onniscente naratore  sviluppa l’intreccio. Lo sviluppo della storia, infatti, è così frenetico da rendere difficile godere appieno di ogni suo colpo di scena: l’effetto è quello di trovarsi a leggere un tumultuoso fiume in piena.

Il rafting a cui si trova soggetto il lettore è d’altronde voluto (numerosi personaggi nel corso del libro spiegano di trovarsi davanti ad un vero e proprio “precipitarsi degli eventi”) ed è coerente con i richiami narrativi allo shōnen: non vi è tempo per interiorizzare una perdita perché subito la protagonista (e con lei il lettore) sono messi di fronte a una nuova e più terribile sfida.

Interessante per concludere, il finale: davanti alle possibilità di un epilogo dolce o amaro, la scelta compiuta dall’autore, che non vi svelo per non togliervi la sorpresa, è quantomai coraggiosa. Diciamo solo che, semmai vi fossero delle trame lasciate in sospeso, questo finale ne eliminerebbe, anche in radice, la possibilità: l'essere umano è lasciato da solo, libero di sognare la propria realtà.

Vanni Santoni HG, Terra ignota 2 — Le figlie del rito, Mondadori, 2014.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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