Vanni Santoni HG | Terra ignota – Risveglio

Arriva in libreria il primo libro di genere di Vanni Santoni. Lo scrittore, che ha alle spalle esperienze tra le più differenti nel mondo della scrittura (Personaggi precari, RGB, 2007; Gli interessi in comune, pubblicato con Feltrinelli, 2008; e Se fossi fuoco, arderei Firenze, Laterza, 2011), non ha fatto mistero del proprio amore per il genere fantastico e di ambire a sottrarre la fantasy italiana dalle mani incaute degli scrittori adolescenti che finora l’hanno monopolizzata.

Partiamo da un’intervista di qualche tempo fa, riportata anche qui su Finzioni, in cui Santoni dichiarava:

Chi ha detto che il fantastico non possa essere anche una cosa seria?

terra-ignota-il-risveglio_copertina_piatta_foOra – per capire meglio qual è la questione di fondo –, è noto che la qualità percepita di un libro di genere dipende dal quadrato della distanza dall’Italia del luogo di nascita dell’autore di detto libro. Si arriva addirittura a far pubblicare gli autori con pseudonomi anglofoni, quali Sasha C. Melany o Tamara H. Levingston, credendo (erroneamente) di ovviare così al problema. Come corollario di questa legge, ne deriva che un autore italiano, tanto più si allontana dal genere, tanto più ci guadagna in qualità agli occhi di lettori e esperti del settore. Vanni Santoni ambisce invece a ripopolare un isolotto localizzato tra i due estremi geografici e di (presunta) qualità; una sorta di sopravvissuto abitatore di un'isola in pieno Atlantico. Novello Crusoe, in mano il fedele Wilson, si è messo a scrivere una trilogia fantasy, di cui Terra Ignota – Risveglio costituisce appunto il primo capitolo.

Ora, ci si lamenta che la scrittura in Italia non sappia essere “cool”. E, forse, questa mancanza di coolness è tra le cause della scarsità dei lettori. Gli editori-Lannister, poi, sono sempre stati particolarmente crudeli verso il genere fantastico. Hanno ammazzato, stuprato e fatto stuprare autori, titoli e sotto-generi. Non si contano i capolavori non tradotti, o importati e dimenticati, o non più ristampati, o tradotti male, così come non si contano le copertine poco curate e gli editing traballanti. Ma, nell’inverno del nostro scontento letterario, i sicari più spietati sono spesso adolescenti-scrittori che ignorano l’ABC della narrativa. Vanni Santoni, consapevole di questo stato di cose, ci (si) fa un discorso del tipo: “Noi scrittori non dobbiamo essere così, non c’è motivo per essere così. Scriviamo di genere pure in Italia. Vedrete, ci penso io.” Che è il contenuto dell’intervista, a cui è praticamente impossibile dare torto.

Veniamo al libro. Santoni ci ha messo tutta la sua esperienza. La storia di formazione, ricca di avventure e archetipi e riflessioni d’ampio respiro, ricorda da vicino soprattutto certe di Marion Zimmer Bradley, a partire dalla scelta di una protagonista al femminile, scelta che potrà essere alla moda, ma non è certo scontata. Nemmeno un po'.

Terra Ignota non riesce forse a regalare alla fantasy italiana il libro perfetto, né uno all’altezza dei grandi classici anglosassoni. Ecco, per evitare i facili fraintendimenti, avrebbe aiutato non avventurarsi nel sottogenere epico – pericolosissimo! – come anche la storia più classica di sword&sorcery&revenge (evidente fin dalla sinossi ufficiale):

Seguendo il folle proposito di vendicare la furia distruttrice che ha falcidiato il suo popolo e ritrovare Vevisa, Ailis, che è poco più di una bambina ma ha lo spirito audace e temerario di un guerriero, intraprende la sua lunga e perigliosa ricerca...

Mentirei se dicessi che il libro di Santoni è preferibile a uno dei tanti autori di genere non tradotti in Italia; ma è certamente un primo passo perché un fantasy scritto da un nome italiano venga preso sul serio e accettato, perché insomma il fantasy italiano cominci a recuperare terreno su quello anglosassone. La speranza è che l’autore cresca insieme alla protagonista Ailis, in vista dei futuri capitoli della trilogia.

E poi, da ammiratore di Ken il Guerriero, come si fa a non dare una possibilità ad un autore che dice di impegnarsi nella scrittura come «Shu sanguinante quando porta sulla scalinata la sommità della piramide-mausoleo di Souther»? Allora vai, Santoni, e che le sette stelle di Hokuto siano con te.

Vanni Santoni HG, Terra Ignota – Risveglio, Mondadori (2013)

*Come spesso accade, questa recensione è abbinata al nuovo incipit di Vanni Santoni su 20lines. Cliccate qui e sbizzarritevi!

Gianni Falconieri

Mi interesso di letteratura di genere, #ebook #fantasy #cinema. Attualmente mi trovo sotto assedio ad Angband, ma confido che alla fine riuscirò a spuntarla...

11 Commenti
  1. Da cui un dubbio: avrà letto il libro, il recensore? non un accenno ai punti chiave simbolici, specie la quarta parte a Broseliande.

  2. Ciao SICste, lascio che sia Gianni a rispondere alla domanda. Ti ricordo soltanto che su Finzioni non ci piace tanto parlare delle trame dei libri.

  3. è vero, per anni gli editori hanno pubblicato libri di adolescenti (in alcuni casi preadolescenti!) sottovalutando noi lettori e operatori del fantasy e trattandoci come poveri pirla che comprerebbero qualunque cosa abbia dentro draghi e troll.

    ed è vero che Mondadori è stato uno di questi editori che pubblicavano a caso o libri fantasy di non professionisti (e quindi guardiamo con grande interesse a questo cambio di direzione rappresentato da Terra Ignota). Però voglio fare una polemica – amichevole ma pur sempre polemica – con Finzioni.

    Siamo sicuri che se il fantasy oggi è sottovalutato e bistrattato non è anche colpa di come se ne parla? dell’assenza di dibattito e critica decente? Faccio un esempio a caldo: questo Terra Ignota è chiaro che è un libro importantissimo per il fantasy italiano: anche solo per il fatto che uno di quelli considerati tra i migliori scrittori italiani “seri” fa un fantasy e lo fa col suo nome, è già un evento che potrebbe aiutare il fantasy a uscire dalla percezione come di “serie B”.
    Poi a occhio sotto la crosta semplice e classica è un libro complesso, basta leggere l’incipit sul sito mondadori e si vede che c’è una sintassi modellata sull’epica antica, nomi non dati a casaccio (come in tanti libri in cui trovi roba tipo “Kgwrg il necromante” o “Zagrosd il possente XD), tanti protagonisti. E qui Gianni si limita, in pratica, a recensire LA SINOSSI, che tutti sappiamo non essere neanche di solito scritta dagli autori ma dai redattori o dagli uffici stampa, e aggiungere un paio di link

    non possiamo lamentarci se il fantasy non viene preso sul serio se non comincia anche un discorso critico serio, un’analisi dettagliata (veramente analitica) dei testi. se il fantasy italiano, anche magari per demeriti altrui, ricomincia da questo romanzo, c’è altrettanto bisogno di analisi serie e circostanziate

  4. in effetti si vorrebbero più info a me questo romanzo interessa ma a parte riportare la quarta di copertina e dei link non dice niente la rece, che genere è, ho letto altrove che ci sono molti duelli, quindi è un fantasy d’azione? come è strutturato il mondo? quali sono gli antagonisti? ci sono divinità? magia?
    le cose BASE che si chiede un lettore magari prima di spendere tot euro…….

  5. In effetti, a differenza di altre occasioni, ho preferito concentrarmi sulle intenzioni dell’autore che sulla trama, appunto perché più importanti per il genere dell’esito narrativo stesso (che non mi ha soddisfatto del tutto). Limitato dalla lunghezza degli articoli qui su finzioni non ho potuto scendere nel dettaglio e me ne scuso. Nonostante questo, google e i link dovrebbero essere d’aiuto a chi cerca altre informazioni (incipit compreso). A chi si crede un esperto come Cersei di Lannister (e magari lo è), voglio solo dire che accetto lezioni da tutti. Magari però è opportuno imparare a leggere il contesto dove appaiono gli articoli. Se cerchi approfondimenti, da parte mia, ne trovi quanti ne vuoi qui: http://www.finzionimagazine.it/category/libri/a-dorso-di-drago/
    Dato che parli da esperta, e sei così interessata alle sorti del genere, mi pare ben strano tu non abbia mai dato alcun contributo attivo alle discussioni critiche, per poi fare commenti saccenti alla prima occasione. Poi, visto che parli di andare nel dettaglio: non c’è una sola cosa di quello che dici che sia vera, tanto per capirci. Nomi come Torathar, Åydric Reinhare, Brigid e Ailis non si discostano per nulla dallo standard della fantasy d’ispirazione nordica. Punto. Se l’autore avesse proposto una nomenclatura latinizzante o indu, lo avrei riportato, siccome NON l’ha fatto (e non è una sua colpa, anche se mi sarei aspettato qualcosa di meglio), l’accusa da parte tua di non aver riportato qualcosa che non esiste è ridicola e infondata ed è prova della tua assoluta malafede. La sintassi modellata sull’epica antica poi l’hai vista solo tu. L’autore infatti usa uno stile piano, da scuola media, per tutto il libro. Cosa che non è un male assoluto secondo me, che credo nella semplicità stilistica. Per notare la cosa occorre aprirlo il libro, dunque sei scusata. E mi fermo qui. Queste tue due affermazioni da sole tolgono qualsiasi forma di credibilità al tuo intervento.

  6. Ciao. Non pretendo che tutti (sebbene io l’abbia fatto) riconosca l’attacco del Gilgamesh (sta nel prologo), ma l’ekphrasis del trono modellata su quella di un più noto scudo epico era facile… Idem capire da dove viene il modello sintattico del racconto di Breu e quello del Racconto dell’Uomo Pratico.
    Per i nomi, non accorgersi che sono rimandi ad altre opere (o, come nel caso di Reinhare, personaggi storici “specchio”) in un sistema diciamo “metaletterario” significa davvero aver dato giusto una sfogliata.
    Capisco, vedendo anche le altre uscita, che questa rubrica “brioches” sia improntata alla semplicità, ma liquidare con una sfogliata un libro che è quasi una sfida per filologi è un errore, e un atto che genera nocumento al fantastico, e alla percezione di chi come noi lo segue e lo recensice dedicandoci tempo e sperando in un futuro in cui abbia pari dignità.

  7. È problema grave quello dell’assenza di critica fantasy seria in Italia, della ignoranza letteraria –– perché per parlare di libri anche “di genere”, si deve sapere anche di libri “non di genere” –– che si respira in molte testate di settore (e non). Prova ne è che quando esce un libro traboccante cultura e riferimenti come questo, se ne accorgono i letterati che NON praticano il fantasy, come Giardosio su Rai 3, mentre quelli che dovrebbero essere “””esperti””” neanche beccano i meta-livelli più superficiali. Come diceva Nanni Moretti……ce la meritiamo Licia Troisi!

  8. C’è per caso un bot che genera critiche a random? Nel caso non fosse così, chiarisco che non è scritto da nessuna parte che un romanzo “meta” e zeppo di citazioni debba essere un buon romanzo, altrimenti wikipedia vincerebbe il Nobel per la letteratura tutti gli anni. Invito nuovamente i commentatori a rivedersi tutte le puntate della rubrica per rendersi conto che di romanzi interessanti italiani ne abbiamo segnalati a decine, senza mai parlare di Licia Troisi peraltro. Se si tiene al bene del genere, passino il tempo ad aiutare gli autori meritevoli ad emergere invece di commentare in maniera passivo-aggressiva pezzi vecchi di mesi.