Vanni Santoni | Muro di Casse

«Solo chi è nato nel disordine può raccontarlo» è il motto associato a Solaris, neonata collana di Laterza che ha l'ambizione di voler fornire nuove letture e punti di vista sul mondo post-Novecento. A questo spirito si allinea perfettamente Muro di Casse di Vanni Santoni: un romanzo che è anche testimonianza, intervista, saggio, documento storico.

urlImmaginate di trovarvi per la prima volta di fronte a qualcosa che vi è stato sempre dipinto solo in un altro modo, da un altro punto di vista. La vostra situazione sarebbe allora simile a quella in cui mi sono trovata io, mentre leggevo questo libro ed imparavo a conoscere e comprendere la cultura rave e cosa c'è dietro ai suoi protagonisti. A proposito di questo movimento, nato negli anni '90, ricordo servizi diffidenti ed anche un po' allarmati dei telegiornali, che lasciavano intendere, senza mezzi termini, che i raver fossero un po' una massa di drogati. Ricordo anche la presa in giro, o meglio, la necessità di stabilire una certa distanza rispetto al popolo dei rave, in atto nel mio liceo e in quasi tutti gli ambienti che di conseguenza ho teso a frequentare in seguito, dove nessuno ascoltava la musica tekno o portava le Osiris D3 (Ok, forse qualche skater le indossava. Però, loro ascoltavano Bassi Maestro o Eminem).

Grazie a Muro di Casse, ho preso questo mondo e l'ho guardato dall'interno. Attraverso il racconto in prima persona messo in atto prima da Iacopo, e poi da Cleo e Veridiana, ho potuto immaginare di trovarmi con loro a Christiania e poi su un'auto che partiva dall'Italia ed arrivava a Portalegre per un rave. Ho visto Beauvais, tappa d'obbligo per chi arriva a Parigi con la Ryanair, con occhi diversi. C'è tanta avventura dietro ai racconti dei protagonisti di questo libro. C'è libertà, c'è appartenenza.

Fino a quando il sole sorgerà a bruciarci gli occhi e rivelare la realtà distopica del mondo che avete creato per noi, noi balleremo ferocemente con le nostre sorelle e fratelli, celebrando la nostra vita, la nostra cultura e i valori in cui crediamo: pace, amore, libertà, tolleranza, unità, armonia, espressione, responsabilità e rispetto.

Eppure gli esponenti del movimento non si sono mai fatti portatori di un messaggio politico, rivoluzionario. Il rave è rimasto «una forma molto avanzata di svago», le feste nei capannoni o nei grandi spazi di campagne sperdute erano un momento di distacco totale dalla realtà, immersione collettiva in quello che era il battito. Se tutti amiamo indossare le cuffie e perderci per qualche minuto nel ritmo di una canzone, fino ad isolarci da ogni cosa, i raver portavano questo sentimento al limite, cadendo in trance, collettivamente, durante feste che duravano più giorni. Ai raduni si ballava, ci si accampava gli uni accanto agli altri, si ballava, si sperimentavano cose nuove, si ballava, si acquistavano droghe, braccialetti e panini agli stessi banchetti, si ballava. Ed è un grande errore dire che un party in discoteca potesse dare le stesse emozioni, perché

[…] al rave puoi andartene dietro al sound e nessuno ti dice niente, in discoteca c'è addirittura il privé; in discoteca ci sono i buttafuori, al rave no; in discoteca c'è la selezione, al rave no; in discoteca il dj è una star, al rave non sai neanche chi stracazzo sta suonando; in discoteca a una cert'ora tutti a casa, al rave stai quanto ti pare. Insomma, in discoteca si riproducono gli schemi di potere del mondo fuori, mentre al rave, almeno in teoria, li si fanno saltare.

Cosa rimane, al termine di questa cavalcata nei ricordi di Iacopo, Cleo e Veridiana? La sensazione che, appunto, tutto sia ormai un ricordo. Il movimento si è sfilacciato, le cose sono cambiate, era meglio prima. Ma sei nei '90 il sentimento dietro la cultura rave era ritenuto più autentico, non è sicuro che ciò che è accaduto dal 2000 in poi sia una bieca scimmiottatura. I free party degli anni zero, dalla Repubblica Ceca a Pinerolo, sembrano infatti eventi di portata enorme, come a voler ribadire quanto sia ingiusto voler creare una distinzione tra free party di serie A e free party di serie B proprio all'interno di un movimento che rifiuta così aspramente ogni classificazione.

Sembra tra l'altro questo il caso anche dell'autore Vanni Santoni, che ha portato finora diversi cappelli. L'abbiamo trovato impegnato con romanzi individuali, un progetto di scrittura collettiva (In Territorio Nemico), una serie fantasy (Terra Ignota), e ora Muro di Casse. C'è da chiedersi quale sarà la sua prossima sorpresa.

Vanni Santoni, Muro di Casse, Laterza, 2015

Elena Chiara Mitrani

Colleziono macchine da scrivere. Amo Parigi, i libri e il calcio. Scrivo di libri, viaggi ed esseri umani.

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