Vanni Santoni | Se fossi fuoco, arderei Firenze

Esce oggi nelle librerie il terzo libro di Vanni Santoni, nella bella collana "Contromano" di Laterza. L'abbiamo avuto in anteprima, la brioche è appena uscita dal forno, e poiché parla di Firenze abbiamo chiesto a un napoletano di leggerlo.

Ho dovuto prendere in mano il dizionario qualche volta, e non capitava da tempo con un romanzo. Perché è chiaro che se scrivi una storia – anzi, molte storie – i cui personaggi sono fiorentini, li fai parlare in fiorentino: "ciantellare", "ciancicare", "garbare". E fin qui. Ma Vanni Santoni fa un lavoro di cesello sulla lingua di questo suo terzo libro, alternando spassosi dialoghi tra personaggi tanto realistici quanto improbabili, a divagazioni e riflessioni in punta di penna. Ne esce il ritratto impietoso e problematizzante di una città puttana, ma puttana d'alto bordo.

A partire dal titolo e dalla bellissima copertina, che da soli valgono la spesa. Che uno, a guardarli, s'aspetta un Santoni novello futurista che alle Giubbe Rosse mette a ferro e fuoco tutto quel vecchiume, quelle anticaglie di cui la città toscana continua a menar vanto. E invece scopre che con un ritmica da videoclip in stop-motion (o, a ricordarsi del suo precedente libro, Gli interessi in comune, da trip di MDMA) egli mette in scena una serie di storie in apparenza autonome ma in realtà intrecciate, in cui i personaggi i più variegati si muovono sullo sfondo dei vicoli rinascimentali di Firenze. Dall'articolazione tra i personaggi e lo sfondo non risulta un giudizio di condanna, ma una problematizzazione critica non del passato, bensì del futuro di Firenze. Vale la pena rimanere in questa città? E' possibile produrre arte, cultura, civiltà in quella che sempre di più appare un museo a cielo aperto fatto su misura per il turistame? Le statue dei fiorentini famosi che adornano il corridoio degli Uffizi saranno mai sostituite da qualche nome più recente?

Firenze puttana, ma puttana d'alto bordo. Bellissima, professionista nel suo lavoro, eppure sempre puttana, che rifugge il legame, che si vende a chi la vuole comprare. Questo il ritratto che ne fa Santoni. Eppure non cessa di trasparire, qui e lì, una sorta d'innamoramento triste per Firenze: la geografia dei lampredottai, le movenze sinuose dei vicoli del centro, le storie di amori complicati tra i personaggi. Si sente sempre la puzza del fallimento, la tristezza dell'obbiettivo mancato, la malinconia di un Baggio che, passato alla Juve, si rifiuta di tirare il rigore contro la propria ex-squadra. 

E va bene così. Perché non si tratta di un libro consolatorio, ma di un libro che apre problemi. E di questo ne abbiamo davvero bisogno. 'Un c'è cche dire.

 eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

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