Walter Siti | Resistere non serve a niente

Tempo di Strega! Da oggi al 4 Luglio, Finzioni vi racconterà i cinque romanzi finalisti. Così arriviamo tutti preparati!

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«Perché, tu ti sei emancipato dalla bulimia?»

«Nel senso che intendi forse no… però ho provato a resistere.»

«Resistere non serve a niente…  il sangue dei vecchi non lo vuole nessuno.»

 

Poco più di tre anni fa mi trovai per una serie di circostanze a Roma, a una festa primaverile sulla terrazza di una casa di una nota scrittrice. Nei miei ricordi quella è stata una delle serate più belle e surreali della mia vita. Parlai mezz’ora con un ragazzo molto interessante scoprendo solo nelle ultime battute che era Michele Rossi (alla domanda: “cosa fai nella vita?” rispose “sono il responsabile narrativa italiana per Rizzoli”. Sbadabam!); andai ad aprire la porta perché avevano suonato e davanti a me si trovava Fabio Ferrari, meglio conosciuto come “chicco” dei ragazzi della terza C. E infine quella sera c’era un signore dalla faccia simpatica, con il quale non parlai mai, e che scoprii solo dopo essere Walter Siti.

copertinasitiNell’ultimo anno mi sono imbattuta in almeno tre romanzi che, sotto sotto, svelano i vuoti. Ma in questo romanzo la cosa è più evidente, più prepotente. Resistere non serve a niente è un romanzo che parla di mancanze. Tommaso è un bambino obeso che vive alla periferia di Roma. Così obeso che si fa finta di non vederlo. Così in periferia che la città sembra poterlo salvare in un futuro apparentemente lontano. Una famiglia semplice che ha superato la soglia della legalità e il sogno di riscatto verso una società e una comunità che lo mettono ai margini, coi suoi rotoli di ciccia e la fame sempre presente. Tommaso ama la matematica perché ci trova un senso. Perché con i numeri c’è una soluzione sempre, e non importa chi sei e come sei, se riesci a risolvere una cosa hai vinto e basta.

Tommaso diventa un mago dei numeri e dopo l’università si mette a lavorare nell’alta finanza, con un fisico nuovo nuovo arrivato grazie agli amici di papà, una clinica in svizzera e diversi bypass gastrici. Il vuoto che prima colmava con i bomboloni alla crema ora è pronto per accogliere il potere, la fama e il successo. 

Quando un desiderio inconscio è abbastanza forte trova comunque la via per manifestarsi all’esterno, magari travestito dal suo contrario.

Tommaso si abbuffa di nuovo, mangia voracemente tutto quello che la vita gli offre, adesso che una vita sembra avercela. 

Tommaso può avere tutto, anche una modella per fidanzata, che sparisce e riappare, che diventa affettuosa dopo il versamento mensile; è lei che rappresenta quello che Tommaso non riesce ad avere, che si sottrae al suo gioco di potere, ed è lei che Tommaso insegue, per divorarla come tutto il resto, per possederla come tutto quello che prima non riusciva ad afferrare.

Come nella finanza, tutto inizia ad avere un prezzo e un costo. Tutto sottosta alla logica del mercato, e l’amore è incluso nel gioco. Tutto diventa una merce, e più la storia avanza più Tommaso è potente; più Tommaso è potente più sottile si fa la nostra tenerezza per lui. Il bambino obeso ed emarginato che ci fa sperare nel suo riscatto, a cui vorremmo accarezzare la testa dicendo “tieni duro, ce la farai”, diventa sempre più scuro, cammina sul filo della legalità e forse quel filo lo spezza diverse volte. Ci confonde con i numeri, come certi illusionisti, ma piano piano ci stacchiamo da lui, lo giustifichiamo sempre meno, vediamo l'innocenza scivolargli prima addosso e poi cadere a terra.  

Resistere non serve a niente è lo specchio di quello che siamo e del mondo che abitiamo. Per questo ci fa impressione lo stupore che possiamo provare alla fine. Niente di quello che troviamo in questo libro ci è nuovo, eppure ci meravigliamo – di un pessimismo? Di un realismo? – come se tutto ci fosse sbattuto in faccia all’improvviso. 

Walter Siti ha scritto un romanzo sincero, ecco l’aggettivo che reputo più azzeccato. Affossa il personaggio di Tommaso senza mai giudicarlo, ma anzi mettendosi al suo stesso piano. Scende nella buca con lui e ne racconta la vicenda, e lo fa senza mai cadere nel moralismo. 

Credo che essere uno scrittore si veda anche da cose come questa.

Walter Siti, Resistere non serve a niente, Rizzoli, 2012

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po' ufficio stampa, un po' co-direttore editoriale.

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