Cent’anni di Julio Cortázar | Rapyuela

Fabrizio Gabrielli è uno scrittore, ma è stato (e continua ad essere) un emcee. Insieme ad Alessandro “Pruno” Prunelli ha trasposto in barre (cioè in rap) tre capitoli di Rayuela: il settimo, il sessantottesimo (quello in gliglico) e il novantaduesimo. È così che è nato Rapyuela. Qua puoi ascoltarlo, e capire un po’ meglio com’è cresciuta e s’è sviluppata l’idea.

 

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RAPYUELA (7, 68, 92)

di Fabrizio Gabrielli

 

 

«Tocco la tua bocca, la disegno con un dito

col fremito inedito di chi ha capito già

da una riga, una ruga, peculiarità

bocca scelta tra le bocche con

sovrana libertà.

Ogni sillaba che sibili sobilla gl’animi

vienimi vicina, uncinami, divorami.

Occhi dentro gl’occhi c’inventiamo giochi

vicini, più vicini finché siamo due ciclopi.

Ci baciamo a bocca piena di fiori e pesci,

inafferrabili sghimbesci, come riesci

a mescidare il gusto di frutta matura con il

movimento vivido di una fragranza oscura?

Una sola saliva, un solo sapore,

tu che tremi come luna dentro al mare;

e se ci mordiamo dolce è il dolore

come il respiro in sincro mentre muore.».

 

Refrain

 

«Ogni volta che il noema mi amàli

soggiungono clamìse, sossàli e selvaggi ambani

e se cerco di loquire le incopelùse

t’avviluppi in grimaudo lamentoso.

Di nioremi d’argatesi è già fitto il cielo

quando t’invulsini di fronte al novèlo:

senti come si specunnano le arniglie

redduplinandosi ci spingono a restare svegli.

Noi due insieme trimalciato d’ergomanina,

fillule di cariconcia, più adrenalina;

avvolpati insieme nella cresta del morelio siamo

stervorosa convalcante di materglie,

esproemi in surrumitica argopausa: Evoeh!,

perlacei marilii cui trema il troc – come se

già vinte le marpenne del pìnnice si ressoglia

carenia crudele che oltre ogni limite artavaglia.».

 

Refrain

 

«Abituato al corpo tuo, ai tuoi ritmi,

di colpo un diverso mareggio, nuovi automatismi.

Illusione e delusione di passare da una bocca all’altra,

da partecipe a distratta.

Un sollecito irrisposto, nuovi bisogni;

altri codici simbolici, altri sogni.

Chiavi e cifre che nasceranno da capo,

il tuo collo, consistenza odore e forma dell’incavo.

Come ridi o supplichi, come sospiri,

le dita stuzzichi, fai mille giri:

nulla più coincide pur essendo uguale,

rinasce nuovamente, perché è immortale.

È l’amore e gioca sempre a reinventarsi,

oggi è quaggiù, domani già catarsi.

Prima e dopo il mondo in pezzi; lo stesso

solo il piacere dell’ultimo palpito del sesso.».

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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