Incontro con Jamila Hassoune, la libraia di Marrakech

Le storie e le parole hanno i piedi e non dovrebbero avere muri, gabbie e frontiere.

Jamila Hassoune, libraia di Marrakech, è sempre stata più interessata a chi rimaneva fuori dal suo negozio rispetto a chi entrava. E in Marocco la prima categoria è molto più numerosa della seconda: l’analfabetismo è un dato endemico e non esistono politiche pubbliche a sostegno della lettura, tant’è che in tutto il paese si contano a stento 150 biblioteche. Da qui nasce l’idea di mettersi su strada, caricare scatoloni di libri su una vecchia Renault e andare nelle scuole rurali: è il primo esperimento di una libreria itinerante e al servizio della gente. Jamila può contare sull’appoggio e sull’entusiasmo degli insegnanti e scopre presto che anche i ragazzi sono curiosi e ricettivi, e guardano ai libri con rispetto ed estraneità, scarsa familiarità e interesse.

Nel 1999, dall’incontro fra Jamila e Fatema Mernissi, nascono le Carovane Civiche: un’occasione per far incontrare, attorno ad un tema prescelto, scrittori, artisti, medici, psichiatri, avvocati, ingegneri e altri professionisti con le popolazioni rurali e le associazioni presenti sul territori. Si affrontano problemi pratici così come questioni socio politiche. Jamila giunge quindi a maturare l’idea che impegno civico e culturale non possono essere disgiunti, soprattutto in un contesto complesso come quello marocchino.

Cosa c’è di più efficace (della lettura) per tirar fuori dall’ignoranza un essere umano? Per cambiarne la mentalità, forgiarne la personalità, per sviluppare il suo spirito critico, la sensibilità verso la poesia e l’arte? Per portargli nuove ispirazioni, una nuova visione del mondo? In poche parole, tutto ciò che potrebbe immunizzarlo rispetto ai discorsi oscurantisti e populisti che hanno oggi il vento in poppa nel nostro paese?

Dall’unione di questeLa_libraia_di_Ma_507337aab7c20 due esperienze nasce la Carovana del Libro. Ogni carovana ha un suo tema, alcune persone partecipano su invito, altri si uniscono spontaneamente. Si parte in minibus, dalla città verso le zone rurali, e la meta è sempre una scuola: qui si discute con alunni, insegnanti e genitori, coinvolgendo anche le associazioni locali, creando occasioni di dialogo e scambio, tavole rotonde, workshop e seminari. I libri diventano il punto di partenza per un discorso civico e sociale.

Questo e molto altro Jamila racconta nel breve libro La libraia di Marrakech. Ma una donna che si è sempre impegnata per rendere la lettura un fatto sociale non poteva scrivere un libro semplicemente chiudendosi nel suo ufficio. Come tutte le idee di Jamila, questo libro nasce da un incontro. In questo caso con Santina Mobiglia, che ha trascorso con lei alcune frenetiche giornate a Marrakech, spulciando nel suo ricchissimo e anarchico archivio di ricordi, scegliendo fotografie in bianco e nero da inserire nella pubblicazione, e registrando una lunga conversazione sulla sua attività, ma anche sulla situazione in Marocco, sulle differenze generazionali, sulla condizione della donna, sulla primavera araba e sulle speranze nate con la nuova Costituzione.

Il Marocco raccontato da Jamila appare a volte come una caricatura della nostra Italia, e perciò risulta familiare ed estraneo, vicino e spaventoso. Ma pur tra mille difficoltà e contraddizioni, in Marocco le cose stanno cambiando: prima con la riforma del diritto familiare, che riconosce ampissimi diritti alla donna, poi con l’approvazione della nuova Costituzione, che getta le basi di uno stato di diritto. Ora tocca a Jamila e a tanti altri coraggiosi attori impegnarsi per rendere effettive queste leggi e per cambiare gli aspetti più arretrati della mentalità tradizionale. E in questa sfida la cultura gioca un ruolo cruciale.

La cultura è anche pluralità di idee, capacità di confronto, educazione alla tolleranza. E’ così che si impara a trovare un punto d’equilibrio fra modernità e tradizione e a evitare le scorciatoie verso i miti dell’Eldorado o dell’età d’oro dell’islam.

Nel Marocco di Jamila c’è molto da fare, pochi mezzi e pochi aiuti istituzionali, ma tanta voglia di cambiare le cose, tanto entusiasmo e dedizione, e l’impagabile soddisfazione di vedere il cambiamento germogliare nei piccoli villaggi, di vedere la curiosità e la gratitudine di chi partecipa a queste iniziative. E’ questo entusiasmo che invidio, la condizione di chi ha poco, ma molto da costruire, di chi non ha paura di mettersi in gioco e di investire tutto in ciò in cui crede.

Fatema Mernissi ha detto che senza persone come Jamila non ci sarebbe stata nessuna primavera araba. Ma forse non ci sarebbe nessuna Jamila senza il Marocco, terra di contraddizioni ma anche di cambiamenti e potenzialità.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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