Tripoli anno 1979: il racconto di un bambino

Tra la fine del 2010 e l’inizio del nuovo anno, tutto il mondo osserva il Nordafrica con un misto di incredulità, ammirazione e apprensione. L’auto-immolazione di un venditore ambulante a Tunisi è la miccia che fa esplodere una polveriera di malcontento sociale, povertà diffusa, aspirazione democratica, desiderio di rivalsa verso gli oppressori. In pochi mesi le proteste della primavera araba si diffondono dalla Tunisia in Siria, Libia, Egitto, Algeria, e portano alla caduta di Ben Alì, Gheddafi e Mubarak: è la deflagrazione violenta, improvvisa e inarrestabile di una situazione divenuta insostenibile. Ma che radici ha quest’ondata di proteste? Questo la televisione non riesce a spiegarlo, e nemmeno tutte le analisi giornalistiche, le opinioni di esperti di geopolitica, o le frammentarie testimonianze dei ribelli.

nessuno al mondoHisham Matar è riuscito a rispondere a questa domanda raccontando la vita di un bambino di nove anni nella Tripoli nel 1979. Un bambino che nel 2011 avrebbe avuto trentadue anni e avrebbe potuto essere uno dei tanti giovani che sono scesi nelle piazze e si sono opposti in massa al regime del colonnello Gheddafi.

Nel 1979 Gheddafi è al potere già da dieci anni, l’opposizione democratica è debole ed agisce soprattutto nelle università, ma il colonnello è deciso a reprimerla con il pugno di ferro. Però il piccolo Suleiman di questo non sa molto. Sa che suo padre è frequentemente lontano per lavoro e che sua madre sta spesso male. Sa che il suo vicino di casa, Ustadh Rashid, è scomparso e che qualcuno sussurra la parola “traditore”. Il giorno in cui anche il padre di Suleiman sparisce, in soggiorno si appende un grande ritratto di Gheddafi e tutti i libri vengono bruciati. Da quel momento, la loro casa viene sorvegliata da uomini a cui non bisogna parlare, e quando si conversa al telefono si può sentire a volte una terza voce, un intruso inaspettato e inquietante.

Nessuno al mondo spiega nel modo più diretto e inequivocabile che la primavera araba è stata una questione privata. Ogni persona scesa in strada ha visto un amico morire o un parente venir esiliato, ha vissuto in un clima di oppressione e di continua allerta, ha temuto le delazioni dei vicini così come l’incontro con le squadre dei comitati rivoluzionari. Ha vissuto in un paese in cui l’informazione veniva censurata, in cui le frontiere erano chiuse, in cui le riforme economiche del governo hanno impoverito tutti.

Eppure Hisham Matar non ha fatto di questo breve romanzo in un manifesto politico. Nessuno al mondo è il diario di un bambino di nove anni in bilico fra innocenza e consapevolezza. La sensibilità e lucidità con cui l’autore tratteggia i pensieri del giovane Suleiman dona al romanzo un tono poetico e malinconico.

Suleiman non pensa a Gheddafi né alla resistenza studentesca. Si preoccupa invece per sua madre, una donna sola e triste, troppo affezionata a quella medicina che la fa stare male, ma anche capace di forza e costanza. Lei gli parla dei suoi sogni di gioventù, di quel gelato al bar con un ragazzo, e poi di quando l’Alto Consiglio scelse per lei uno sposo sconosciuto. Suleiman vorrebbe salvare la madre, o meglio la bambina che era stata, da quel matrimonio combinato, restituendole la libertà e i libri che le era stato vietato leggere. Allo stesso tempo, vorrebbe essere all’altezza di quel padre misterioso che vede così poco e per cui prova un senso di ammirazione e rivalità.

Suleiman vive in una Tripoli che non è solo il quartier generale del comitato rivoluzionario, ma una città di sole e di mare. Suleiman ama guardare il riverbero dei raggi sulle onde dal tetto di casa, ama attraversare le strade arroventate dal sole per tuffarsi in acqua, ama raccogliere le more mature che crescono in giardino, ama osservare la madre servire il tè secondo un rituale antico, ama andare alla moschea al venerdì, ma solo in compagnia del padre, ama giocare con gli amici tracciando segni sulla sabbia con un coltello, ama le storie delle Mille e una notte e la sua eroina Sheherazade.

Suleiman ci racconta che Tripoli è tutto questo. Per ciò il crimine della dittatura è ancora più grande: perché ha privato le persone di una vita serena nella propria terra e ha lasciato in eredità una ferita insanabile.

Hisham Matar, Nessuno al mondo, Einaudi, 2006

Hisham Matar ha trascorso a Tripoli la sua infanzia. Nel 1979 il padre Jallaba Matar, in quanto dissidente e nemico della rivoluzione, è stato obbligato a lasciare il paese insieme alla sua famiglia. Hisham ha quindi vissuto prima in Egitto, poi a Londra. Nel 1990 il padre è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di Abu Salim. Da allora non si hanno notizie certe su di lui.

Viola Bianchetti

Ha un'identità in corso di definizione. Nel frattempo si gode la vita.

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