988 pagine che non fanno paura

Se c’è una cosa che proprio mi annoia sono i romanzi che parlano di qualcuno che scrive un romanzo. Solitamente è un personaggio solitario che sta tentando di scrivere un capolavoro senza riuscirci, per un “blocco dello scrittore” nato da chissà quale trauma irrisolto (e solitamente molto noioso).

Il petalo cremisi e il bianco è una bellissima eccezione e non solo perché la stesura di un romanzo da parte della protagonista è piuttosto marginale nella storia.
È una bella eccezione perché è un romanzo che nonostante abbia qualche anno (è uscito in Italia nel 2003 per Einaudi) e nonostante l’ambientazione nella Londra vittoriana a noi così lontana, non perde mai smalto né bellezza.
I più si potrebbero spaventare di fronte alle 988 pagine scritte fitte fitte, eppure il romanzo ha un incipit così tagliente che una volta iniziato non ti permette di togliere gli occhi dalla pagina, un capitolo dopo l’altro, fino alla fine.

La protagonista, la giovanissima Sugar, fa il mestiere più antico del mondo. Il narratore le cammina accanto, ci porta con sé dietro ai passi della ragazza, tra i bordelli di Londra prima e gli appartamenti dei quartieri per bene poi, guardandola insinuarsi in una famiglia dell’alta società londinese e guardandola scrivere il suo romanzo, una sorta di sfogo e vendetta nei confronti degli uomini che hanno usato il suo corpo.
Sugar è giovane, bella, furba quanto basta, crudele con chi le fa del male, affettuosa con chi conquista il suo cuore ed è assolutamente impossibile non amarla.

Ps: nel 2011 il canale BBC Two ha prodotto una mini-serie in quattro puntate dal titolo The crimson petal and the white (il titolo originale del romanzo di Faber). 988 pagine non ci stanno in quattro puntate, ma la mini-serie è veramente carina. Guardatela.
 

Silvia Cardinale Pelizzari

Vorrebbe saper scrivere come Rulfo, avere la fantasia di Cortázar e andare a cena con Franzen. Di Finzioni è un po' ufficio stampa, un po' co-direttore editoriale.

3 Commenti
  1. Mi trovo completamente d’accordo con questa tua breve recensione, Silvia.

    Lo lessi a un anno dalla sua edizione italiana e rimasi appiccicata al testo per una settimana intera: lo portavo con me ovunque, nonostante l’ingombro e il peso.

    Ma Sugar non era né pesante né ingombrante: una figura leggera e intrisa di dolcezza su uno sfondo talvolta spietato.

    Grazia

  2. Grazie mille Grazia! è vero, è un libro che ti si appiccica addosso e si legge tutto d’un fiato. Uno degli incipit più belli degli ultimi anni, credo.