Borges, Manguel e Pippi

I libri fanno pensare, si sa. O almeno dovrebbero. Dipende poi sempre dall'uso che si decide di farne, in fondo ognuno è libero di essere il lettore che vuole. Ci si potrebbe avventurare in questioni filosofiche dopo aver letto le pagine gialle così come uscire privi di stimoli, che so, da un manuale di diritto. Senza misurare i livelli di profondità o sindacare sulla cosa, il dato è che esistono libri potentissimi in grado di porre domande molto semplici, alle quali si potrebbe anche non riuscire a rispondere.

Ad esempio c'è un libro che si intitola Con Borges (Adelphi, 2005). L'ha scritto un tale che si chiama Alberto Manguel. A questo Alberto è capitata la sorte di trascorrere alcune serate in casa di Borges, appunto, in qualità di lettore. Borges si reca nella libreria di fiducia, incontra Alberto e gli dice: non è che ti va di leggere per me la sera? Inutile dire quanto si debba leggerlo e morirci di invidia e farsi viaggi mentali tipo fosse toccato a me o chissà di che colore aveva il divano o la libreria. Non ci interessa in verità.

A un certo punto:

Borges era di opposto avviso: si definiva soprattutto un lettore, ed erano i libri degli altri che voleva intorno a sé. Aveva ancora la grande edizione di Garnier rilegata in rosso in cui aveva letto per la prima volta il Don Chisciotte […] ma non la traduzione inglese delle fiabe dei fratelli Grimm, il primo libro in assoluto che ricordava di aver letto.

Il primo libro letto è difficile ricordarlo, ma la questione qui è del primo che si ricorda, che potrebbe anche essere il decimo o il ventesimo. Io mi ricordo Pippi Calzelunghe (Astrid Lindgren, Salani), il vostro qual è?

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

1 Commento
  1. Sono impressionato dalla qualità delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiterò di nuovo il vostro blog molto presto.