Capito?

Vi capita mai di fare una cosa per inerzia e alla fine non averne colto il nocciolo? Qualcuno che conoscete vi ferma per strada, vi offre il cappuccino, un collega fa il punto su un lavoro, la migliore amica vi telefona per l'aggiornamento degli ultimi giorni e voi ascoltate, poi, mentre volano parole, pian piano vi distaccate e la vostra testa se ne va a spasso. Quindi quando tornate vi accoglie il classico "Capito?" e dovete improvvisare. Se vi capita spesso avrete un repertorio di espressioni educate ed accomodanti da far invidia. Quell'espressione di assenso e il sorriso di circostanza. 

Doverose due premesse ora. La prima è che lo so, molti non saranno per niente d'accordo con me per ciò che sto per dire, fortunatamente. La seconda è che la noia mi ha bloccato la perizia. L'analisi non ha la profondità necessaria me ne rendo conto, io ho mollato molto prima della fine.

Detto questo, a grandi linee dovrebbe essere così,

"Nei primi giorni dell’autunno dei miei quattordici anni, come se presagissi qualcosa, il mondo mi sembrava risplendere di un colore ben preciso. Sarà stato il marrone brillante delle castagne e il giallo vivo del loro interno, o l’odore di legno secco dei funghi maitake appena tirati fuori dal sacchetto di carta, o forse il verde e il giallo della zucca, la sua pienezza. Le foglie morte color dell’oro danzavano al soffio del vento nella luce anch’essa dorata, e l’aria era satura dell’odore che sprigionavano, un odore puro"

Settanta parole per la ricerca del colore preciso. All'altezza del legno secco ho perso il contatto. Alla fine della pagina ho detto sì beh, auguri per gli anni e poi è finito lì il mio dialogo con Banana Yoshimoto (High & Dry, Feltrinelli, 2011)

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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