C’è grossa crisi

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Questi sono tempi di crisi. E, come in tutti i tempi di crisi, gli unici mercati che tengono (a parte i beni di sostentamento) sono quelli del lusso. Il lusso, quello sfrenato, non è mai intaccato dalla crisi. Perché è sì superfluo, ma lo è talmente tanto che cambia statuto, e diventa indispensabile, un po’ come quando dici a uno: oh sei troppo avanti, talmente avanti che sei tornato indietro. Il lusso è talmente inutile che è tornato indietro.

La stessa cosa succede con i libri. Il Signore degli Anelli. Libro lungo. Lunghissimo. Famoso – anche – per interminabili e minuziose descrizioni di luoghi e persone di cui, opinione popolare, se ne poteva fare tranquillamente a meno.

Ma lo stesso Tolkien, a proposito, dice tutt’altro, cioè che “il lettore più critico di tutti, me stesso, ora riesce a vedere molti difetti, grandi e piccoli, ma non essendo sotto l’obbligo di revisionare il libro o di riscriverlo ancora una volta, lascerà che essi rimangano nel silenzio, eccetto per uno che è stato notato dagli altri: il libro è troppo corto.”

Il libro è troppo corto. Ci sono talmente tante pagine superflue che divengono indispensabili. E che non bastano mai. Un po’ come per gli yacht.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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