Dietor, Čechov e gli ubriachi

Photo credit: Antonella Albani

A parte le volte in cui cercano di convincermi che il dietor nel caffè è cosa buona e giusta, quel che non sopporto sono i soggetti che se la prendono con i più deboli. Le vecchie armate di battipanni con i bambini, le suocere con generi e nuore, i fiorai con gli innamorati. Insomma, non lo trovate sleale anche voi?

Se cosi è, non potrete che convenire che certi scrittori sono malefici. Gli innamorati, gli adolescenti, i cittadini (di più ordine e grado) ad esempio. Oggesùmio, ma perché? Insomma non vi sembrano categorie già piene di grane? D’accordo ci sono sfumature, ma gli scrittori sono o non sono quei tali che sanno convincerti che non sei l’unico a pensare quello che pensi e quindi in effetti non sei solo? Ci sono classici o anche roba recente che vale la pena e vedremo fra dieci anni, ma qualcosa hanno saputo dare. Altre volte però sembra ci siano prose fatte per parlarsi sopra o rifugiarsi in luoghi comuni che più che dar strumenti chiudi il libro e pensi grazie ma già lo sapevo tutto questo, quindi? Ti metteresti a cercare il valore aggiunto ma mica c’è. Io mi aspetto qualcosa anche se compro un libro per pura evasione (differente molto dalla banalità), peggio mi sento se parliamo di saggistica. Sbaglio? Oppure la questione va posta in termini differenti ovvero: si puó scovare fertilità in ogni libro? Ah, la potenza delle storie…

Non mi piace, però, che abbia esordito con un racconto sugli ubriachi. Fategli notare che descrivere l’ubriachezza per il gusto di riportare qualche facezia da ubriaco, è una specie di cinismo. Non v’è nulla di più facile che dar addosso alla gente sbronza…

(A. Čechov, Senza trama e senza finale, minimum fax, 2002)

Questo lo scriveva nel 1886 Anton Čechov a Nikolaj Lejkin. Sono passati alcuni mesi ma come dargli torto? Vien fatto di pensare che a volte questi ubriachi siamo un po’ noi lettori. Punto di domanda.

Licia Ambu

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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