Diagonali / Empatia e distacco
Io sono un lettore distaccato. Non un lettore empatico. Se un libro è triste, difficilmente mi sento triste. Se un libro finisce male, è raro che mi immalinconisca. Sono molto più sensibile alla fine del libro in quanto oggetto-feticcio, cioè quando leggo l’ultima pagina.
I lettori empatici, invece, sono coinvolti intimamente dalle opere che leggono. A volte lo sono talmente tanto che le devono abbandonare. Devono chiudere il libro. Ed è un peccato, perché la cupezza, la paura, l’atrocità a volte anche gratuita, fanno spesso parte della grande letteratura. Come, in maniere diverse, nei Notturni, in Gioventù Cannibale e ne Il Rosso e il Nero.
Sembra anti intutivo e controcorrente, tuttavia credo che il modo migliore per apprezzare la letteratura tout-court sia il distacco.
Jacopo Cirillo
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