stabat mater Facciamo finta cheDiagonali / Facciamo finta che

Facciamo finta che è un’attività (pseudo)infantile molto quotata. Si tratta di giocare ad essere qualcuno che non si è, tipo i genitori, e di conseguenza avere tutti i titoli del caso, pregi in testa. La cosa meravigliosa di questo gioco è che ci credi, senza riserve. Tre parole e cambia tutto.

Quando leggi un libro, con i se di riguardo tipo se ti va, è lo stesso. A meno che non si tratti di un testo rivestito di una qualche autorevolezza accademica, il che richiede una certa veridicità in termini di cognizione di causa, quando leggi una storia decidi di crederci (oltre al fatto che ti conviene). E te ne bevi di ogni sorta. Spesso, va detto, non te ne accorgi nemmeno. Ci sono casi, però, dove all’autore gli va di dirtelo. Tiziano Scarpa, ad esempio, in appendice a Stabat Mater, fa ammenda. Ebbene sì, il libro è colmo di anacronismi. Si è preso la libertà di fantasticare, dice. A questo punto, se non ci si è accorti di nulla, si resta interdetti. Sospesi tra il giudizio d’ignoranza e l’opzione di dirsi estremamente bravi nel gioco di cui sopra. Ma poi, pensandoci bene, non è grave. Anche lui conosce facciamo finta che.

Tiziano Scarpa – Stabat Mater, Einaudi, 2008, 144 p.

Licia Ambu