Facciamo finta che

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Facciamo finta che è un’attività (pseudo)infantile molto quotata. Si tratta di giocare ad essere qualcuno che non si è, tipo i genitori, e di conseguenza avere tutti i titoli del caso, pregi in testa. La cosa meravigliosa di questo gioco è che ci credi, senza riserve. Tre parole e cambia tutto.

Quando leggi un libro, con i se di riguardo tipo se ti va, è lo stesso. A meno che non si tratti di un testo rivestito di una qualche autorevolezza accademica, il che richiede una certa veridicità in termini di cognizione di causa, quando leggi una storia decidi di crederci (oltre al fatto che ti conviene). E te ne bevi di ogni sorta. Spesso, va detto, non te ne accorgi nemmeno. Ci sono casi, però, dove all’autore gli va di dirtelo. Tiziano Scarpa, ad esempio, in appendice a Stabat Mater, fa ammenda. Ebbene sì, il libro è colmo di anacronismi. Si è preso la libertà di fantasticare, dice. A questo punto, se non ci si è accorti di nulla, si resta interdetti. Sospesi tra il giudizio d’ignoranza e l’opzione di dirsi estremamente bravi nel gioco di cui sopra. Ma poi, pensandoci bene, non è grave. Anche lui conosce facciamo finta che.

Tiziano Scarpa – Stabat Mater, Einaudi, 2008, 144 p.

Licia Ambu

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

2 Commenti
  1. Gentile Licia,
    grazie della lettura e del giudizio. Mi è sembrato giusto mettere quella nota finale perché ho chiamato in causa un personaggio storico, perciò secondo me andava segnalato che ciò che raccontavo era, in parte, frutto della mia fantasia, in modo che poi i lettori non pensassero, tanto per fare un solo esempio, che le Quattro Stagioni fossero state composte nei primi anni dell’insegnamento di Vivaldi all’orfanotrofio della Pietà (come si ricava dalla mia storia), mentre le scrisse vent’anni dopo. E poi, quella nota era anche un pretesto per elencare bei libri, studi storici documentati, casomai il mio piccolo libro mettesse voglia di saperne di più su Vivaldi e l’epoca in cui ebbe a vivere: per me sarebbe un risultato bellissimo.
    Un saluto cordiale
    Tiziano Scarpa